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CHIESA E POLITICA/ Bagnasco e la "nuova" unità dei cattolici (fuori dai partiti)

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Angelo Bagnasco, presidente della Cei (InfoPhoto)  Angelo Bagnasco, presidente della Cei (InfoPhoto)

Questione antropologica e radice cristiana. Mi paiono questi i due assi fondamentali individuati dal card. Bagnasco nell’intervista a Famiglia Cristiana

Sulla questione antropologica, la declinazione più utilizzata è quella dei “valori non negoziabili”. Ma, per cogliere di che cosa si sta parlando e evitare ogni strumentalizzazione, occorre leggere questa espressione nel quadro della “questione antropologica”. Su questo, la Cei pone un punto ampiamente rimosso nel dibattito pubblico: nell’ultima parte del 900 la questione della convivenza - trascinata da un processo di mutamento sempre più accelerato - ha travalicato i confini tradizionali, definiti all’interno della questione sociale. Il combinato disposto di uno sviluppo tecnico-economico sempre più spinto e di una liberazione individualistica su scala di massa ha radicalizzato l’incidenza della trasformazione in corso, ormai esplicitamente arrivata a toccare più direttamente il piano antropologico. Oggi, distintamente, la nostra capacità di azione e determinazione si deve misurare con la stessa conformazione umana. L’impostazione della Chiesa cattolica porta inevitabilmente ad una seria cautela su queste tematiche che, toccando elementi fondamentali della vita umana, espongono l’umanità a rischi incalcolabili e all’hýbris del suo desiderio di onnipotenza. Si può essere d’accordo o non d’accordo con questa posizione, ma è incomprensibile l’indisponibilità di tanti a considerare come rilevanti le questioni che vengono così sollevate. Non fosse altro che per la attenzione con cui, in tutte le culture che conosciamo nella storia, tali questioni sono state trattate.

Il card. Bagnasco non usa l’espressione “radice” - che a me pare il termine più efficace. Di fatto, però, è questa l’idea che affiora nell’intervista. Per quanto sia innegabile la presenza di altri radicamenti - altrettanto nobili e importanti - quello cristiano ne costituisce il principale, dal quale l’Italia non può né dovrebbe prescindere. Storicamente, il rapporto tra questa radice e il paese è  stato fertile, anche se non sempre facile. E  la crisi della seconda repubblica - come peraltro è già accaduto in altre epoche storiche - ripropone ancora una volta tale questione. 

La storia, poi, ci insegna che la relazione tra l’Italia e la radice cristiana nel corso del tempo ha preso diverse conformazioni. E d’altra parte ogni tempo ha le sue proprie caratteristiche, per cui sarebbe sbagliato fare riferimento ad un unico modello. Da questo punto di vista, mi pare che il card. Bagnasco tenda a ritenere inattuale l’ipotesi di una nuova Dc, optando per una soluzione che mira ad ancorare la presenza dei cattolici ad alcuni punti di riferimento fondamentali: difesa della persona e della sua dignità dal concepimento alla morte naturale. 



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