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LETTURE/ Si può fare politica senza conoscere Antigone?

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Il nuovo sovrano come prima legge stabilisce che Eteocle, morto nella difesa della città, abbia solenni onori funebri, mentre il fratello Polinice, che ha combattuto con gli assedianti, resti insepolto, preda di cani e uccelli da preda. 

Tutta la tradizione antica è opposta ad una simile decisione. L’inimicizia cessa con la morte, viene continuamente ribadito; ogni guerra, ogni battaglia, conosce tregue per raccogliere i morti e rendere loro onore; nell’Odissea Ulisse proibisce alla fedele Euriclea di esultare davanti ai corpi dei nemici uccisi. La più famosa eccezione mitica, lo scempio del cadavere di Ettore da parte di Achille, è vista con orrore e riprovazione, suscita l’intervento degli dèi che riportano Achille all’obbedienza e al rispetto. 

Proprio agli dèi, alla loro legge iscritta nel cuore umano, aderisce Antigone, sorella sia di Eteocle sia di Polinice, nella sua opposizione alla legge di Creonte. Ma non è una scelta condivisa. L’altra sorella, Ismene, le rimprovera di creare nuovo dolore, di opporsi all’autorità, di violare la sua condizione femminile; il Coro di anziani tebani la considera presuntuosa, indocile; il re, che pure vorrebbe salvarla perché gli è parente e fidanzata di suo figlio, l’accusa di offendere Eteocle, il fratello “giusto”, di fraintendere il volere degli dèi, di disobbedire alle leggi degli uomini. Solo il fidanzato Emone la difende, accusando il padre di dispotismo;  ma c’è in lui l’ansia di non perdere la sposa, più che la condivisione delle sue ragioni: giustamente il Coro vede l’azione di Amore nella concitata arringa del giovane.

Antigone va a morire per difendere la legge degli dèi e per rispetto di chi l’attende nell’al di là. Benché sia accusata di preferire i morti ai vivi, di “infiammarsi per le cose fredde” o, come è stato arditamente tradotto, “innamorarsi dei morti”, il suo dialogo di addio col Coro ci dice di un attaccamento alla vita, alle nozze imminenti, ad un futuro sperato, che contraddice tali giudizi. Non è  rinunciataria, né fredda verso vita e amore; neppure incapace di vedere le ragioni della politica perché legata al ristretto ambito familiare, come è stato più volte detto anche sull’onda di una certa lettura filosofica. 

Le tante Antigoni successive, in particolare quella di Anouilh, hanno banalizzato il personaggio, finendo per togliergli la sua caratteristica essenziale, la posizione profetica verso gli dèi e le leggi eterne: senza di questa le sue ragioni si riducono, si stemperano, lasciando che emerga la Realpolitik di Creonte, il valore dato al “bene dello Stato” cui sacrificare leggi divine e princìpi umani. 

 



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