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LETTURE/ Perché Dossetti "divide" ancora la Chiesa?

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La vita di Dossetti è segnata da svariate contrapposizioni. Vediamone alcune: Dossetti e il fascismo.
La sua vita ha attraversato il fascismo e ne è stata seganta come è avvenuto per molti suoi coetanei. È stato un passaggio estrinseco, dopo il quale il giovane Dossetti è venuto elaborando il suo antifascismo radicale, che si manifesta infine nell’adesione alla resistenza. Per Dossetti il fascismo è un male in quanto risposta sbagliata alle sfide della storia.

Dossetti e Togliatti.
In Dossetti ci fu sempre una estraneità radicale al comunismo come «rivelazione» laica; tuttavia quella fede politica fu da lui sempre tenuta in sera considerazione per la sua capacità di suscitare negli aderenti quell’abnegazione che tutti conosciamo. Di Togliatti stimava l’intelligenza e la dedizione alla causa. Ma non tutti sanno che Dossetti rifiutò di prendere il posto di don De Luca come tramite non ufficiale nel rapporto tra il Vaticano e il leader del Pci.

Con Togliatti Dossetti raggiunse l’accordo in Assemblea costituente; poi però il Pci lo avversò aspramente. Perché?
L’accordo era figlio della cultura degli anni Trenta, laddove da molteplici ispirazioni si era arrivati a un giudizio unanime sul fatto che da un lato l’umanità era caduta nel disastro dei totalitarismi, e dall’altro occorreva un mondo rinnovato. La rottura seguente fu dovuta al fatto che Dossetti vedeva molta, troppa strumentalità nell’azione politica dei comunisti; anche se questo valeva pure per la Dc. Si tenga conto che questa percezione era acuita in Dossetti dal non essersi egli mai attenuto ad una logica meramente politica. Nei comunisti, invece, l’ostilità derivò dal constatare che alla convergenza di posizioni da parte di Dossetti non aveva fatto seguito in lui una «fedeltà» fino in fondo. Rimasero delusi e cambiarono opinione.

Dossetti e De Gasperi.
Due persone che facevano «mestieri» diversi. Mentre il problema per Dossetti era testimoniare la presenza di una verità superiore all’interno dell’agire umano, il problema di De Gasperi era quello di essere fino in fondo un politico, cioè un uomo capace di governo e capace di esserlo da cattolico.

Una visione più laica, dunque.
Ma la laicità non era in discussione per nessuno dei due. Per dirla con Max Weber, in Dossetti prevaleva l’etica dell’identità, essendo la sua preoccupazione principale di testimoniare la purezza della presenza; in De Gasperi prevaleva invece l’etica della responsabilità, ovvero l’esercizio del potere, concepito nel senso positivo del termine, sapendo però che la perfezione non si può raggiungere. La loro dialettica va ricondotta a mio modo di vedere a questa differenza di ispirazione.

Dossetti e la seconda Repubblica?
Si era accorto che il mondo stava cambiando in maniera vertiginosa e vide nella seconda Repubblica un aspetto di questa trasformazione. Per come il cambiamento si stava realizzando, vi vedeva un declino di civiltà. L’acme era Berlusconi, incarnazione della decadenza.

Ma perché Dossetti ha sempre diviso e divide ancora la Chiesa?
Come tutti i personaggi carismatici che sono stati segno di contraddizione, ha posto domande molto radicali, non sempre bene accolte. Dal punto di vista, diciamo così, più istituzionale, gli si rimproverava di essere un maestro senza averne il titolo; di essere, insomma, sprovvisto di patente, come avrebbe detto Pirandello.


(Federico Ferraù)

 



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