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LEWIS/ Il cristianesimo? Non è cosa per "brave persone"

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L'abbazia di Westminster a Londra (InfoPhoto)  L'abbazia di Westminster a Londra (InfoPhoto)

Ritroverà nelle pagine di Lewis gli insegnamenti di Agostino (splendida nella prima parte la critica al dualismo) per cui “...la malvagità non può nemmeno riuscire ad essere un male allo stesso modo in cui la bontà è un bene. La bontà è, per così dire, se stessa, ma la malvagità è solo bontà deteriorata. Ci deve dunque essere, prima, qualcosa di buono, perché possa poi essere guastato [...]Cominciate ora a capire perché il cristianesimo ha sempre affermato che il diavolo è un angelo caduto? Non è semplicemente una storiella per bambini; è il riconoscimento del fatto che il male è un parassita, non qualcosa di originale”, ma anche quella forte rivalutazione dei sensi e della ragione umana di chiara marca “tomista”.

Tutto questo condito con le “salse” tipicamente britanniche del buon senso, dell’umorismo e di un innato sentimento poetico. Se per  Borges, “inglese di Buenos Aires”, la poesia è essenzialmente cogliere la stranezza delle cose della vita, anche per Lewis, seguace di Chesterton, il cristianesimo eccelle tra le altre religioni per la sua stranezza, cioè corrispondenza con la realtà: “Di solito, infatti, la realtà è qualcosa che non si sarebbe mai potuta immaginare. Questa è una delle ragioni per cui credo nel cristianesimo: è una religione che non si sarebbe mai potuta immaginare. Se ci proponesse proprio il tipo di universo che ci saremmo sempre aspettati, mi sembrerebbe il frutto di una nostra invenzione. Ma in effetti, non è niente che qualcuno abbia potuto inventare e presenta quelle strane contraddizioni che sono proprie delle cose vere”.

Con questa stessa freschezza e leggerezza Lewis si muove tra i principali dogmi del cristianesimo, dalla creazione all’incarnazione, passando per il peccato originale (“Per quanto ne sappiamo, a Dio non costa nulla creare cose belle; ma convertire delle volontà ribelli gli costa la crocifissione”), con ragionamenti rigorosi e nitidi quanto politicamente scorretti (si tratta sempre di parlare di Cristo, segno di contraddizione) fino alla distinzione finale tra “brave persone” e “uomini nuovi” che il cristianesimo, questa religione sempre giovane, è venuta a sancire definitivamente: “paragonata allo sviluppo dell’uomo su questo pianeta, la diffusione del cristianesimo nella razza umana sembra sia avvenuto nel tempo di un lampo, perché duemila anni sono quasi nulla nella storia dell’universo […] siamo ancora i ‘primi cristiani’ […] stiamo mettendo i primi denti. Il mondo esterno, senza dubbio, pensa esattamente il contrario, e cioè che stiamo morendo di vecchiaia, ma ogni volta il mondo è rimasto deluso [...] L’uniformità è più diffusa tra gli uomini ‘naturali’ che tra chi si arrende a Cristo. Come sono stati monotonamente simili tutti i grandi tiranni e conquistatori! E come sono gloriosamente diversi i santi!.




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COMMENTI
08/01/2013 - Bellissimo (Dessì Giovanni)

E' stato il primo libro di C.S. Lewis che ho letto. Devo dire che mi ha talmente affascinato che nella mia libreria potete trovare tutta la sua bibliografia (quella tradotta in italiano). Uno dei miei preferiti è Perelandra, secondo libro della cd. Trilogia spaziale-teologica in cui il protagonista, Dr. Ransom, viene inviato dai governatori angelici dei pianeti del nostro sistema solare su Perelandra (Venere). Qui si trova davanti a Tinidril, la Eva di Perelandra che subisce la tentazione di Weston, un terrestre posseduto dal diavolo. Come nelle Lettere di Berlicche, anche se in maniera più drammatica, qui Lewis dimostra la profonda conoscenza delle debolezze del cuore umano. Debolezze che satana usa per tentarlo. Assolutamente da leggere.