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PAPA/ Nell’"Infanzia di Gesù" tutte le ragioni del cristianesimo

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Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto (particolare; 1595-96) (Immagine d'archivio)  Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto (particolare; 1595-96) (Immagine d'archivio)

Ma questa obiezione è ragionevole? In questa discussione è in gioco la natura di Dio: “se Dio non ha anche potere sulla materia, allora Egli non è Dio” (69). Col parto verginale e la risurrezione dal sepolcro si mette in evidenza il potere creativo di Dio, che abbraccia tutto l’essere. Contro la tesi kantiana, nell’Incarnazione “l’universale e il concreto si toccano a vicenda” (77).

Oltre il fine filo argomentativo con cui Ratzinger viene incontro alle obiezioni moderne ai racconti dell’infanzia, questo terzo volume è costruito con l’accento pedagogico caratterizzante l’opera del Papa tedesco dai suoi primi passi in ambito teologico. Infatti, il punto di partenza di questo libro è la domanda circa l’origine di Gesù, una domanda molto concreta che era emersa nella convivenza con lui nonostante si conoscessero i suoi dati anagrafici: figlio di Giuseppe, figlio di Maria, di Nazaret. “Tu, chi sei?”, “da dove sei?”, sono domande che nascevano davanti ai gesti stupefacenti e alle parole rivelatrici di Gesù. I racconti dell’infanzia rispondono, già dall’inizio, a questa domanda mettendo in rilievo l’origine soprannaturale della Sua Persona. Così siamo introdotti nel mistero di quell’uomo. Quello che Gesù svela esplicitamente soltanto alla fine della Sua vita pubblica, nei vangeli dell’infanzia viene anticipato a coloro che hanno già creduto in lui.

Nella volontà di accogliere tutti i fattori in gioco, Ratzinger sottolinea la presenza massiccia di testi dell’Antico Testamento, citati esplicitamente e implicitamente, che sostengono e perfino configurano la redazione del testi dell’infanzia di Matteo e Luca. Anche qui Benedetto XVI non cede all’obiezione moderna che sostiene che i racconti sono stati costruiti in modo artificiale per mostrare il compimento delle Scritture. Riconosce, invece, che siamo davanti a “storia interpretata”: “Tra la parola interpretativa di Dio e la storia interpretativa c’è un reciproco rapporto” (26). Il vecchio detto di sant’Agostino, Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet (“Il Nuovo Testamento è nascosto nell’Antico e l’Antico è svelato nel Nuovo”) trova nelle prime pagine dei vangeli imponente illustrazione. Infatti, in parole di Ratzinger, l’Antico è svelato nel Nuovo nel senso che “qui si racconta una storia che spiega la Scrittura e, inversamente, ciò che la Scrittura, in molti luoghi, ha voluto dire, diventa visibile solo ora, per mezzo di questa nuova storia (…). La storia qui raccontata non è semplicemente un’illustrazione delle antiche parole, bensì la realtà che le parole attendevano” (24).

Con questo terzo volume il Papa può dire con ragione “explicit opus magnum”.

 



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