BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PAPA/ Nell’"Infanzia di Gesù" tutte le ragioni del cristianesimo

Pubblicazione:

Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto (particolare; 1595-96) (Immagine d'archivio)  Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto (particolare; 1595-96) (Immagine d'archivio)

Il Papa, col realismo di chi conosce il peso del tempo, ha voluto cominciare la pubblicazione della sua opera Gesù di Nazaret dai due volumi sulla vita pubblica di Gesù. Non era detto che potesse finire tutta l’opera, e allora, meglio centrare il tiro sull’essenziale: la vita di Gesù, la Sua pretesa divina, la Sua morte e Risurrezione. Qualcuno potrebbe dire: Perché mai premettere adesso un volume sull’infanzia? C’è qualcosa in gioco? Non ha offerto ormai Benedetto XVI il suo contributo all’esegesi e alla ragionevolezza della fede?

A queste domande possiamo rispondere decisamente: ci sono ancora cose in gioco nei racconti dell’infanzia di Gesù che meritavano un ulteriore contributo del Ratzinger teologo. Infatti, in linea di massima si poteva accettare quanto il Papa aveva detto nei due volumi precedenti riguardo all’interpretazione dei vangeli e della persona di Gesù, eppur ammettere un certo dubbio, condiviso da una parte dell’esegesi cattolica, in merito alla natura storica dei racconti dell’infanzia. Questi potrebbero essere inquadrati nel vago genere di “racconti teologici”, compresi come ricreazioni letterarie tese ad approfondire il mistero di Gesù. In questo ultimo volume, Benedetto XVI guarda in faccia questa obiezione. Per fare uno esempio, consideriamo come affronta la tradizione evangelica sulla verginità di Maria e le interpretazioni al riguardo in ambito esegetico.

Quello che ci è stato trasmesso nei vangeli, si domanda il Papa, “sul concepimento di Gesù per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria, è una realtà storica, un reale evento storico, oppure è una pia leggenda che, a modo suo, vuole esprimere ed interpretare il mistero di Gesù?” (63). Per affrontare l’argomento, Ratzinger passa in rassegna le obiezioni alla storicità di questi racconti, a cominciare dall’ipotesi che fa derivare la narrazione evangelica da idee archetipiche della storia delle religioni. Nel presentare queste idee e le narrazioni a loro legate, Benedetto XVI mostra la profonda differenza col racconto evangelico per concludere che non esiste un vero parallelismo in grado di sostenere l’ipotesi di una dipendenza letteraria.

Ratzinger, però, non si ferma sugli argomenti storici e letterari, cosciente che tante volte le obiezioni non hanno la loro origine nei dati ma nei presupposti filosofici e culturali dei critici. Infatti, nella mentalità odierna, “a Dio viene concesso di operare sulle idee e sui pensieri, nella sfera spirituale - ma non sulla materia. Ciò disturba” (69). Senza far riferimento esplicito, il Papa allude all’obiezione detta kantiana ma che Lessing ha formulato in modo lucido affermando che verità storiche e casuali non possono diventare prova di verità eterne e necessarie (Sulla dimostrazione dello spirito e della forza). A Dio è permesso di esistere, ma non di intervenire nella storia. In realtà il suo intervento non avrebbe senso: quello che avviene nelle coordinate spazio-temporali non può pretendere di essere il luogo della comprensione dell’uomo e della sua natura. La nascita dalla Vergine, così come la risurrezione dal sepolcro, sono diventati “uno scandalo per lo spirito moderno” (69).



  PAG. SUCC. >