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STORIA/ Moro, Berlinguer e quel "compromesso" di cui c'è ancora bisogno

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Enrico Berlinguer e Aldo Moro (Immagine d'archivio)  Enrico Berlinguer e Aldo Moro (Immagine d'archivio)

Il compromesso storico doveva appunto evitare da noi quella destabilizzazione civile che nel Cile di Allende si era appena prodotta in senso autoritaristico: per scongiurare un simile esito l'unica via percorribile sembrava allora quella di porre mano ad una serie di vaste e profonde riforme istituzionali e sociali, che solo il concorso della maggioranza delle forze democratiche in campo nel nostro paese avrebbe potuto assicurare. 

Se trasponiamo questo pensiero politico e queste sensazioni in ciò che sta accadendo in questi giorni, mentre i ministri di una compagine di governo di "larghe intese" (da taluni avvicinato – magari anche solo per spirito piuttosto che per contenuti – all'esperimento Berlinguer-Andreotti degli anni Settanta), si stanno dimettendo in blocco per ragioni non del tutto chiarite, verrebbe indubbiamente da chiedersi quanto ci sia stato di opportuno nell'aver voluto riproporre un "ricorso" storico politico nel nostro paese alla luce di un superiore senso di  responsabilità nazionale. 

Certo, non asseconda la richiesta di solidarietà oggi così urgentemente diffusa chi, come recentemente ha fatto Gad Lerner, ha voluto leggere nei tentativi di dialogo dettati da superiore senso di lealtà ed amore verso il nostro popolo, un innato e quasi pervicace senso di debolezza che sarebbe insito nella cultura della sinistra, e che lo ha spinto a giudicare Enrico Berlinguer come "il leader di gran lunga più amato e rimpianto della sinistra italiana, pur essendo un perdente", il quale avrebbe finito per "rinchiudere il suo partito in un destino di minoranza, togliendogli pure l'illusione che un giorno ce l'avrebbe potuta fare". 

Mi sembra questa una forma di sclerotizzazione ideologica, secondo cui solo antiche forme di contrapposizione tra destra e sinistra risponderebbero allo spirito autentico di una parte di paese volta a sostenere le istanze sociali. Mentre, lo dico sommessamente, proprio una retta e soprattutto alta concezione di un dialogo e collaborazione tra le forze in campo di cui statisti come Moro, Berlinguer e pure Andreotti si sono fatti interpreti in una stagione altrettanto tribolata quanto la nostra può costituire un modello di scelte e di comportamenti politici che pure gli italiani sembrano aver voluto indicare nel più importante degli esercizi democratici, le elezioni.



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