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90 ANNI/ Romano Scalfi, il dono di uno stupore che salva dagli idoli

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Romano Scalfi (1923) (Immagine d'archivio)  Romano Scalfi (1923) (Immagine d'archivio)

"I concetti creano gli idoli, solo lo stupore afferra qualcosa". Non c'è tutto padre Scalfi, non c'è tutto il fondatore di Russia Cristiana in questa frase di Gregorio di Nissa, ma certo ci sono due cose essenziali che nei suoi novant'anni di vita non si è mai stancato di testimoniare; o per lo meno ci sono due cose che mi ha dato e che poi hanno segnato la mia vita da quando l'ho incontrato per la prima volta - alla fine degli anni Sessanta, da giovane studente liceale, in una serata di nebbia come non se ne vedono più - sino a oggi, quando ormai ho più anni di quelli che aveva lui allora.

Due cose essenziali: la prima è la liberazione dagli idoli, una liberazione che mi sono trovato addosso quando, cercando di capire perché la rivoluzione russa era fallita così miseramente e non era nato l'uomo nuovo, padre Romano mi ha fatto scoprire un'altra Russia che non immaginavo nemmeno, e nella quale l'uomo ancora esisteva, irriducibile, anzi non era mai venuto meno a dispetto di tutti i piani dell'ideologia. 

La seconda è lo stupore di fronte al dono della vita e di fronte alla concreta realtà del senso che la attraversa, ogni mattina con un volto nuovo: uno stupore che continuo a vedere in lui in ogni istante, sia che guardi le viole che spuntano ogni primavera, e che tuttavia lo sorprendono come un bambino che le vede per la prima volta; sia che mi commenti qualche passo che sta leggendo o qualche avvenimento che lo ha colpito, grande o meschino, triste o lieto, ma nel quale è sempre capace di cogliere l'invito a ricominciare il cammino della vita con gioia.

Come quel santo russo che salutava ogni creatura con le parole: "Gioia mia", perché in ogni essere vedeva il volto di Cristo.

E perché per padre Romano al centro di tutto, ovviamente, c'è Cristo, più bello e più ragionevole di ogni cosa o, meglio, in cui e per cui tutte le cose trovano la loro bellezza e la loro ragionevolezza. E dico "ovviamente" perché, per come la percepisce e la comunica padre Romano, la presenza di Cristo nella vita dell'uomo è un fatto del tutto naturale, non nel senso naturalistico, scontato e necessitante della parola, ma nel senso che senza Cristo non esisterebbe neppure la natura, non esisterebbe la vita, non esisterei io: "Es ergo sum"; io sono perché ci sei Tu che mi trai dal nulla e mi mantieni nell'essere, direbbe ogni istante padre Romano.



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COMMENTI
13/10/2013 - Buon Compleanno (Giuseppe Marinelli)

Che meraviglia accorgersi che la trasfigurazione non è solo un "racconto" ma è un'esperienza che ti si fa incontro durante la Santa Liturgia o nello sguardo degli innamorati di Cristo. Un grazie senza confini a padre Romano che ci è stato e ci è maestro. Per tramite suo e di tanti suoi amici la nostra lunga vita è stata e continua ad essere una splendida avventura. Maria Teresa e Pippo Marinelli.

 
12/10/2013 - Buon Compleanno (LUISA TAVECCHIA)

Bellissima testimonianza. Anch'io sono stata affascinata dalla religiosità e dalla capacità di giudizio proprio negli anni in cui noi giovani avevamo bisogno di guide sicure, forti nella fede in Cristo (Don Gius, Padre Manuel, Padre Scalfi e tanti altri). grazie