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IL CASO/ Zygmunt Bauman: noi, traditi dagli "amici" di Facebook

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Zygmunt Bauman (1925) (Immagine d'archivio)  Zygmunt Bauman (1925) (Immagine d'archivio)

Ma anche abbandonare noi un altro diventa troppo facile in rete; nella vita ordinaria bisogna rendere ragione, c'è la possibilità di incrociarlo di nuovo, occorre spiegarsi, mentre online basta un delete ed è fatta. Prendo e mollo in un istante, senza mediazione.

"Il rischio di vivere con gli altri, nel mantenere legami sociali, è stato eliminato. Dopo essere stati attratti dalla facilità delle amicizie di internet non sappiamo più come si fa a diventare amici davvero".  Il mondo online è secondo Bauman una zona di comfort, un mondo conflict-free, dove tra l'altro ci circondiamo di persone uguale a noi. Non esiste più confronto, né mediazione, né scoperta del nuovo, cerchiamo solo rapporti specchio, visitiamo solo quei siti che la pensano come noi, senza confrontarci con le opinioni diverse, senza l'opportunità di cambiare idea o confermare la propria dopo un sano dibattere. Online si può vivere dentro un recinto, si può pensare che esista solamente ciò che pensiamo noi. È quella che altri hanno definito come filter bubble.

Se Bauman ha aperto la serata ribadendo la sua preferenza per il mondo ordinario, quello dove la gente la guardi in faccia, nella sua chiusura scorre una vena di pessimismo.

"Abbiamo imparato l'arte di fuggire i disaccordi, e allora non ci sarà più sviluppo. Per questo il prossimo secolo sarà un tempo spiacevole in cui vivere", ci ammonisce.

Ma forse si rende conto anche lui che non può lasciarci così, e sembra quasi aprire a una speranza: "il futuro non esiste ancora, va creato. Tutti noi abbiamo una responsabilità non solo sulla nostra vita ma sullo stato della umanità".

Si riaccendono le luci, Bauman strizza gli occhi per guardarci, come se cercasse un volto familiare nella folla. Il mio sconosciuto vicino di posto che nell'attesa dell'incontro mi aveva anche offerto un realissimo Ferrero Rocher mi sorride. "Queste cose dovremmo dirle ai ragazzi, devono essere messi in guardia perché non siano ingenui", mi scappa di dirgli, guardando i giovani attorno a me che applaudono entusiasti e sembrano aver colto perfettamente ciò che il vecchio ha cercato di dire.

Sì, dobbiamo proprio dirglielo. E magari proporre un rovesciamento: che online diventi il mondo ordinario, quello reale e che off, fuori e secondaria, diventi proprio la rete. Sarebbe questa una vera rivoluzione.



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