BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Zygmunt Bauman: noi, traditi dagli "amici" di Facebook

Pubblicazione:

Zygmunt Bauman (1925) (Immagine d'archivio)  Zygmunt Bauman (1925) (Immagine d'archivio)

Zygmunt Bauman parla a Milano. Ottantotto anni, polacco, probabilmente il più noto e prestigioso sociologo vivente, noto per la sua idea di società liquida è capace di attrarre una folla trepidante per le sue parole all'interno del contenitore "Meet The Media Guru", che da otto anni discute e fa discutere sulla digital communication e ciò che significa per noi.

Chi fa comunicazione afferma che di un discorso è particolarmente importante come si apre e come si chiude. Leggiamo così il discorso di Bauman, centrato sull'impatto che internet ha nelle nostre vite.

"Non mi sento a mio agio a non vedervi". Così esordisce il sociologo, quasi sperso sulla sua poltroncina in mezzo al palco. Quando gli riaccendono le luci in sala, tira un respiro di sollievo. Evidentemente lui apprezza ancora, e molto, l'offline, ne ha bisogno per stare bene. La nostra vita si divide fra online e offline, ci avverte subito, due mondi distinti, con proprie regole, logiche, caratteristiche e comportamenti. Le ricerche dicono che passiamo in media sette ore e mezza della nostra giornata dentro lo schermo, ossia fuori dal mondo originario che è stato ribattezzato offline, quasi a porsi in secondo livello rispetto all'online. Bauman dà per scontato i guadagni che abbiamo ricevuto dalla rete, non ci si sofferma, ma vuole avvisarci sulle perdite che stiamo subendo, e ci mette davanti le principali.

Stiamo perdendo la capacità di memorizzazione, ad esempio, confidando sui server. Non impariamo più perché tanto Google ci può restituire tutto, e persino troppo (tanto che non sappiamo che farcene), in pochi secondi. Non memorizzare significa anche minacciare la creatività e la possibilità futura di innovazione. Secondo Bauman la creatività è infatti il rimaneggiamento - anzi lui usa esplicitamente il termine riciclo - di vecchie idee che però, per essere rielaborate, debbono prima essere diventate nostre, debbono essere assimilate. 

Stiamo anche perdendo la pazienza. Chi di noi non sbuffa se la pagina tarda qualche secondo a caricarsi? Eppure non esiste progresso e sviluppo, a lungo termine, che non richieda pazienza e attesa.

Ma è sul fronte dei rapporti che Bauman dà il meglio di sé. Il successo di Facebook, dice, si spiega con la soddisfazione di un bisogno. Ma quale? Pensiamo alla promessa di Facebook: ti rendo facile avere degli amici, sono lì, a portata di click. Purtroppo la promessa è pienamente mantenuta e fare amici è veramente troppo facile. "Il sentimento di fragilità e di instabilità della relazione è alla base della paura di essere abbandonato", e la paura di essere abbandonato, insita in ogni relazione reale, ci porta a rassicurarci con una folta lista di amici ottenuta solo allungando la mano sul mouse. 



  PAG. SUCC. >