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MOBY DICK/ L'eterno conflitto che ci fa andar per mare con il capitano Achab

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Gregory Peck in "Moby Dick" di John Huston (1958) (Immagine d'archivio)  Gregory Peck in "Moby Dick" di John Huston (1958) (Immagine d'archivio)

I poemi epici di tutte le letterature tuttavia attingono a un patrimonio di miti preesistente; Melville quindi attinge agli elementi dell'epica più antica, quella che vedeva uomini senza paura affrontare le sfide del mare: l'Iliade, l'Odissea. 

La follia tragica di Achab sembra rievocare invece gli eroi antichi, contrapposti ad un destino avverso, che si ergevano orgogliosamente sotto un cielo privo di dèi.

Melville ha riportato in superficie – è il caso di dirlo − il relitto dell'epica antica, e lo ha rimesso in navigazione.

Quando nel 1851 Moby Dick fu pubblicato, sulla rivista inglese John Bull apparve un articolo anonimo, in cui si leggeva: "Fra tutti i libri straordinari usciti dalla penna di Herman Melville questo è di gran lunga il più straordinario. Chi sarebbe andato mai in cerca di filosofia tra le balene e di poesia nel grasso di balena? Eppure pochi, tra i libri che trattano professionalmente di metafisica o reclamano una parentela con le muse, contengono vera filosofia e genuina poesia come la storia del viaggio a balene del Pequod".

Occorre dunque riscoprire questo libro straordinario, che affronta i temi di un'odissea oceanica: senso della vita, presenza del destino, psicologia del profondo, lotta contro il male, buio teologico. Così come gli antichi poemi epici hanno influenzato profondamente tutta la tradizione culturale e letteraria dell'Occidente, rappresentando degli archetipi con cui hanno continuato a confrontarsi autori di epoche successive, che li hanno considerati modelli di stile e grandi repertori di personaggi e temi, vicende e situazioni eroiche e avventurose, così l'epica dimenticata di Moby Dick, espressione della modernità occidentale, della sua ricerca, dei suoi dubbi e delle sue follie, deve tornare a stupire il lettore e ad interrogare la sua coscienza.

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Paolo Gulisano è autore di "Fino all'abisso. Il mito moderno di Moby Dick", Àncora, 2013.



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