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PAPA/ Josef Seifert: Lumen fidei, Francesco contro Pelagio

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Rembrandt, Ritorno del figliol prodigo (1666) (Immagine d'archivio)  Rembrandt, Ritorno del figliol prodigo (1666) (Immagine d'archivio)

Sì, ma solo fino al punto in cui la teologia emerge dalla fede nell'auto-rivelazione di Dio e penetra nel mistero insondable di Dio, come la Lumen Fidei dice al n. 36. Partendo dalla fede di Abramo, attraverso la fede di Israele, essa vede la pienezza della fede nella fede in Cristo, in Colui verso il quale ogni fede precedente è orientata. La Lumen Fidei contrasta inoltre quella concezione orgogliosa, farisaica, egocentrica e pelagiana che crede che le nostre stesse opere ci giustifichino e non desidera accettare la fede e la salvezza come doni dell'amore di Dio, con l'umile fede nata dall'amore che riceve la salvezza e il nostro stesso essere come un dono. Tema questo anche centrale per l'enciclica e l'intero pensiero di Giovanni Paolo II, per il quale il dono d'amore dell'io e l'affermazione della persona amata per se stessa sono un imperativo centrale che coincide in qualche modo con l'amore di Dio e l'amore per i fratelli.

Veniamo al secondo capitolo, centrato sul rapporto tra fede e verità.
Il secondo capitolo della Lumen Fidei si occupa della relazione tra fede, verità e conoscenza e si occupa poi della visione luminosa dell'intera realtà nella fede, il lumen fidei, mettendo in contrasto questa luce della visione della fede con la visione quasi buia e frammentata che la mente umana da sola può ottenere. Soprattutto, la Lumen Fidei sottolinea l'inseparabile nesso tra verità (e comunque le pretese di una verità oggettiva) e fede, in questo seguendo moltissimo la Fides et Ratio. In maniera del tutto esplicita questa nozione di fede è messa a confronto con l'interpretazione wittgensteiniana soggettivistica e irrazionalistica della fede, come se la fede religiosa fosse un mero sentimento e, in senso proprio, fosse assurda (cioè meaningless, sine senso) e contraddittoria, senza ogni, o almeno ogni ragionevole, pretesa di verità. Del tutto in contrasto con questa visione, la Lumen Fidei sottolinea la connessione essenziale tra fede e verità e tra amore e verità.

E per quanto riguarda il nesso fede-ragione?
La Lumen Fidei (32-34) discute esplicitamente il dialogo tra fede e ragione, riferendosi direttamente alla Fides et Ratio e in certo modo sintetizzando la grande enciclica di Giovanni Paolo II. Forse, nella Lumen Fidei un certo spirito agostiniano e bonaventuriano va mano nella mano con gli elementi descritti. E ciò anche se il testo non cita uno dei più bei passi di San Bonaventura sulla relazione tra la luce della ragione e la luce della fede.

A cosa si riferisce esattamente?
Bonaventura dice, lo interpreto liberamente, che se vediamo un paesaggio o un qualche oggetto alla luce della luna o di un piccolo fuoco, possiamo vedere molte cose, ma probabilmente molte altre ci sfuggiranno. Se però vediamo lo stesso oggetto alla ben più forte luce del sole, vedremmo poi meglio e in maniera più accurata gli stessi oggetti di notte, con la luce della luna o del fuoco. Di notte cioè, in quella luce più debole, vedremo e scopriremo cose che non avevamo visto la volta precedente. 



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