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PAPA/ Josef Seifert: Lumen fidei, Francesco contro Pelagio

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Rembrandt, Ritorno del figliol prodigo (1666) (Immagine d'archivio)  Rembrandt, Ritorno del figliol prodigo (1666) (Immagine d'archivio)

In modo simile, la stessa realtà che è illuminata per il cristiano dalla luce della fede, può anche essere vista più chiaramente con la luce della ragione ora, così che la conoscenza filosofica della libertà, della dignità di ciascuna persona, della legge morale che è naturale, iscritta nei nostri cuori e indipendente dalle leggi positive, è fiorita molto di più nei secoli formati dalla fede cristiana e ha evitato di mescolarsi agli errori.

Può soffermarsi su questo punto?
Come la Fides et Ratio, così anche la Lumen Fidei parla dell'intimo mutuo beneficio che la luce della ragione e la luce della fede si conferiscono reciprocamente e che conferiscono a noi che cerchiamo la verità. Ceteris paribus, la ragione umana senza che la realtà sia stata illuminata dalla luce della fede, ha visto la verità molto meno chiaramente che nella sua unione con la luce della fede. Si può dimostrare questo nella filosofia della persona, nell'etica, nella filosofia su Dio, nella filosofia della libertà, quanto alla dignità umana, ai diritti umani, alla eguale dignità delle donne, ai mali della schiavitù circa i quali gli antichi filosofi non hanno avuto nulla da dire, e in molti altri ambiti della filosofia.

Se il Magistero insiste, comprensibilmente, molto sul ruolo della fede nella dinamica di questo "volo", lei da filosofo può aiutarci a capire qual è il ruolo della ragione, in supporto della fede?
Se la fede e la ragione sono due ali per conoscere la verità, è chiaro che non solo la fede gioca un ruolo significativo per la ragione umana, ma anche che la ragione svolge un ruolo del tutto speciale a supporto della fede. Essa è, prima di tutto, presupposta dalla fede. Un animale irrazionale privo di ragione, non potrebbe mai avere fede, né comprendere che cosa dovrebbe credere. Il primo contatto con l'essere avviene attraverso la nostra esperienza e attraverso una certa comprensione del mondo, delle persone, dell'amore, dell'amicizia, da parte della ragione umana. Se non avessimo questa luce della ragione, la fede sarebbe manchevole, né potremmo mai distinguere tra la fede autentica e la religione, da un lato, e la superstizione più selvaggia, dall'altro. Se non avessimo l'esperienza morale naturale, il coglimento del bene e del male, come potremmo capire gli insegnamenti rivelati dell'Antico e dal Nuovo Testamento sui comandamenti di Dio, sul giudizio finale e sul resto? Se non avessimo nessuna comprensione naturale razionale di Dio, come potrebbe persino la parola "Dio" avere alcun significato per noi quando pronunciata nella Scrittura? Se non avessimo una comprensione della nobiltà dell'amore, come potremmo comprendere l'inno alla carità di S. Paolo nella lettera ai Corinzi, o la parabola del figliol prodigo, o la rivelazione che Dio è amore?

Nessuna di queste cose avrebbe alcun senso, senza la nostra esperienza e senza la ragione.
Certamente. C'è una relazione intima e multipla tra la fede e la ragione che va in entrambe le direzioni, essendo la ragione una condizione della fede, anche nei casi in cui è una ragione del tutto non istruita e sempliciotta e di buon cuore. 



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