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PAPA/ Josef Seifert: Lumen fidei, Francesco contro Pelagio

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Rembrandt, Ritorno del figliol prodigo (1666) (Immagine d'archivio)  Rembrandt, Ritorno del figliol prodigo (1666) (Immagine d'archivio)

La ragione (la filosofia) che ama e cerca la verità prepara la via alla fede, essendo essa ciò che S. Clemente di Alessandria chiamò paidagogos eis Christon (una pedagogia a Cristo). La fede, per parte sua, preserva la ragione da molte deviazioni verso le quali essa può facilmente cadere. Quindi non si dà fede senza conoscenza per mezzo della ragione naturale. D'altra parte, in termini ideali, la fede rende l'uso della nostra ragione più rigoroso e più vicino alla realtà.

Il dibattito sulla filosofia cristiana, svoltosi nel Novecento, tra autori come Gilson, Brunschvicg, Bréhier, Blondel e Maritain, ha segnato la storia della filosofia cristiana. Qual è, a suo giudizio, lo status della filosofia cristiana oggi?
Credo che il nome e l'idea di una filosofia cristiana furono oggetto di dubbio e confusione dagli inizi e, persino, che lo siano di più oggi. Si può forse addirittura dire che "filosofia cristiana" è un'espressione fuorviante. Non è una contraddizione che la filosofia, che è autonoma, opera della pura ragione, sia "cristiana" e dipendente dalla fede? Come può esserci una filosofia cristiana? Sia i filosofi tomisti che quelli atei come Heidegger hanno considerato questa nozione proposta da Gilson, Maritain e altri, come un ferro ligneo, una contraddizione in termini. Penso che ci siano davvero numerosi modi di intendere l'espressione che giustificano un simile rifiuto della nozione di filosofia cristiana, come per esempio l'interpretazione fideistica che nega ogni accesso della ragione umana e della filosofia alla verità indipendente dalla fede. Questo dissolverebbe completamente la filosofia e la confonderebbe con la teologia; inoltre ciò renderebbe la fede impossibile e del tutto irrazionale.

Quello del fideismo è un estremo. E l'altro?
L'opposto di questa posizione fideistica, cioè un sistema razionalistico come quello di Hegel che si definisce cristiano ma assorbe la fede e la presenta in una reinterpretazione radicalmente gnostica, non può essere propriamente chiamato "filosofia cristiana". Ciò perché tale sistema fa evaporare la fede cristiana, come Søren Kierkegaard ha visto tanto chiaramente. Allo stesso modo, una forma apologetica del tutto differente di "filosofia cristiana" che tenti di provare i contenuti della fede cristiana ortodossa per mezzo di una pura ragione filosofica, dovrebbe essere considerata come un tipo di dissoluzione dell'atto di fede.

Perché?
Perché implica il momento della fiducia nei profeti e in Cristo, nel Dio che si rivela, e non si immagina di conoscere i misteri della fede col mero potere della ragione e con la forza probativa dei soli miracoli. Essa non accetta la fede come dono e come grazia, ma come un mero frutto della speculazione umana. Questi e altri significati di filosofia cristiana li rifiuterei, come errati più o meno profondamente. Contro di essi la Lumen Fidei enfatizza l'atto e i misteri della fede, da una parte, e mostra la profonda armonia della fede con la ragione, dall'altra.

Qual è la sua tesi in proposito?
Nel mio libro recente, Filosofia cristiana e libertà ho elaborato, a fianco a una critica di cinque significati devianti di "filosofia cristiana", undici validi significati di "filosofia cristiana", molti dei quali possono contare in un crescente numero di difensori. Alcuni di essi sono stati già implicati in ciò che ho detto prima. 



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