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PAPA/ Josef Seifert: Lumen fidei, Francesco contro Pelagio

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Rembrandt, Ritorno del figliol prodigo (1666) (Immagine d'archivio)  Rembrandt, Ritorno del figliol prodigo (1666) (Immagine d'archivio)

Il professor Josef Seifert, membro a vita della Pontificia Accademia per la Vita, è un esponente di punta del realismo fenomenologico. Tra le sue pubblicazioni si contano più di una ventina di volumi a cui si aggiungono più di 330 articoli scientifici. Le sue opere sono state tradotte in dodici lingue, tra cui il russo e l'arabo. Gli abbiamo chiesto di parlare dell'enciclica di papa Francesco, Lumen Fidei.

Rispetto all'enciclica di Giovanni Paolo II, Fides et Ratio, che presentava la ragione e la fede come due ali che servono per volare "verso la contemplazione della verità", quali sono gli elementi di novità della nuova enciclica, Lumen Fidei?
La Lumen Fidei ha un tema molto diverso dalla Fides et Ratio: non si occupa primariamente della relazione tra ragione e fede, filosofia e fede, ma della luce della fede stessa. L'enciclica certamente pone un accento del tutto nuovo sull'espressione, la quale gioca in essa un ruolo centrale: «luce della fede». Il testo comincia, nell'introduzione, con una bellissima esposizione del grande dono della luce, nel senso letterale che rende comprensibile il motivo per cui il sole può essere stato venerato da diversi popoli come un dio e chiarisce il significato analogico della luce. La luce è prima di tutto una analogia dell'oggetto di fede e di Colui che ci illumina attraverso la rivelazione della verità, Dio.

La luce è quindi un analogo della bontà suprema e della verità, di Dio che, nel mondo spirituale, è il vero sole.
Sì. Già Platone ha usato quest'immagine e ha persino detto che il Demiurgo, il padre e creatore dell'universo, ha voluto creare qualche cosa di simile a sé nel mondo sensibile e quindi ha creato il sole. Anche nel mito della caverna, nel settimo libro della Repubblica, Platone compara la bontà suprema, l'idea del bene, col sole. L'introduzione dell'enciclica si occupa di questo tema, applicando l'immagine della luce non solo a Dio e a Cristo, ma anche alla fede, che è una luce in un altro senso, illuminando la nostra intera esperienza umana. Questa ermeneutica della luce della fede non è interamente nuova rispetto alla Fides et Ratio, nondimeno coglie un aspetto nuovo.

Un altro elemento di novità che l'ha colpita?
Un altro accento nuovo è che il tema di fede e conoscenza in questa nuova enciclica, che in un certo senso è l'ultima di Benedetto XVI e la prima di papa Francesco, è più direttamente impostata dal lato della fede e della teologia rispetto a un punto di vista più strettamente filosofico; forse ciò dipende dal fatto che Giovanni Paolo II fu un filosofo: la Fides et Ratio parla più da una prospettiva filosofica e in qualche misura ricorda la Aeterni Patris di Leone XIII, anche lui filosofo. La Lumen Fidei insiste particolarmente sul fatto che la teologia, nella comprensione cristiana e cattolica, non può mai essere una scienza secolare, ma è una scienza che presuppone la fede ed è nulla senza di essa.

Si direbbe che presuppone la fede fino a partecipare nella conoscenza che Dio ha di se stesso.



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