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RUSSIA/ Se la "nuova" Mosca si confonde con New York

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La nuova city di Mosca (Infophoto)  La nuova city di Mosca (Infophoto)

Questo significa che c'è molto lavoro, ma anche lavoro virtuale. Un terziario aggressivo che pone la Russia tra i paesi velocemente emergenti (la seconda lettera dell'ormai celebre Brics), ma anche a rischio di implosione.

È anche una città estremamente vivace dal punto di vista culturale. Continua ad esistere l'Unione degli scrittori, di sovietica fondazione, una cosa impensabile da noi. Uno dei nostri, Andrea Bajani, narratore einaudiano della nuova generazione, spiega ai colleghi russi durante una tavola rotonda che il fatto che otto scrittori italiani, costretti a una convivenza di otto giorni, siano andati d'accordo, è un miracolo. Figurati fare un'Unione degli scrittori. I colleghi russi ci rivelano che i giovani non si interessano né iscrivono all'Unione; scrivono, recitano, cantano, ballano ed esprimono una miriade di forme d'arte che pullulano in città ma anche su internet, esattamente come da noi.

A Mosca basta un giretto in pullman per scorgere negozi di tutti i tipi, di tutte le marche, russe e occidentali; a centinaia anche quelle italiane. Le insegne estere mantengono i caratteri latini: evidentemente i russi li leggono tranquillamente, assieme al cirillico. "Eccetto una" mi fa notare un altro degli amici scrittori italiani, Luca Doninelli "McDonald's. L'insegna è translitterata in cirillico. Da qui si vede la loro genialità di marketing". C'è un sentore diffuso di ricchezza. La città è in effetti costosa, ma anche pulitissima e ordinata in ogni angolo. Di notte è come se uscisse dal grigio e dalla penombra del giorno e comparisse grazie all'abbondanza della sua luce. Evidentemente questa è una nazione che non ha problemi energetici. La strada Novoj Arbat (l'antico Arbat era il mercatino centrale) è zeppa di negozi e locali, dopo mezzanotte s'affolla di gente, la chiamano la Las Vegas russa. Un'altra grande strada, la Tverskaja, di notte è più austera, anche se pure splendente, per i tanti alberghi e teatri; in occidente la vedevamo in tivù per la parata militare, che attraverso la sua lieve pendenza porta gli schieramenti militari alla Piazza Rossa. Ma i palazzi illuminati, i supermercati dentro saloni liberty, gli spazi, i grandi incroci, le statue degli scrittori e degli scienziati sottolineano quell'aria di imponenza e vita che soprattutto di notte sembra esprimersi al massimo. Nel grande piano della Piazza Rossa due enormi palchi (neppure uno solo) con migliaia di sedie promettono iniziative e spettacoli. Al centro, un po' cupo e disertato ormai dai visitatori, il mausoleo di Lenin è transennato e irraggiungibile. Il Cremlino invia un richiamo da dietro il grande muro rosso che lo chiude: l'intravedere delle sue cupole d'oro e dei palazzi del potere di ogni tempo, fino allo zar attuale, promette visioni di bellezze uniche al mondo.

(1 − continua)

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