BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

NO TAV/ Il "cortocircuito" della democrazia comincia in Val di Susa

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Protesta violenta in piazza (Infophoto)  Protesta violenta in piazza (Infophoto)

Inizialmente ha persino esteso la portata del problema della Val di Susa ad una protesta nazionale, e solo in risposta alla lettera di Davanzo e Sisi ha formulato, con Alberto Perino, un distanziamento inequivocabile dai gruppi violenti. È così che ora esso pretende di apparire come la realizzazione più pura della democrazia italiana, come afferma Erri De Luca: "La battaglia contro la Tav in Val Susa è la più bella lotta civile e democratica del nostro Paese da una decina di anni a questa parte".

Ciò sarebbe condivisibile soltanto se si ritenesse che la democrazia si possa ridurre a cortei e a proteste, sebbene pacifici, in realtà essa è molto di più: è dialogo costruttivo, rappresentanza, rispetto della maggioranza, sicuramente anche risoluzione della protesta e del conflitto di interessi. La democrazia allora è più di un'esperienza di protesta, essa implica infatti la responsabilità e il rispetto di una serie di istituzioni che garantiscano l'uguale libertà di tutti, e non soltanto di un gruppo di persone. Sebbene la rivendicazione delle proprie idee e la lotta in nome di esse sia un possibile mezzo per realizzare questa libertà, esse però non costituiscono il fine della democrazia. Ciò non significa che si possa facilmente tralasciare questo mezzo, come è stato pure tentato da parte istituzionale – governi, partiti, ecc. –, nel nome dell'ordine e di piani strategici nazionali. È indubitabilmente vero che la considerazione dell'opinione dei No Tav pacifici ha portato due anni fa a una completa revisione del piano esecutivo, e che la decisione sul Tav corrisponde ai requisiti della nostra democrazia. Ma la popolazione oggi non chiede più soltanto di essere amministrata, essa vorrebbe essere coinvolta nei molteplici livelli decisionali. Difficilmente si può dichiarare, come ha fatto il presidente della regione Piemonte Roberto Cota, che un'elezione regionale sostituisca un referendum sul Tav.

Si lascia quindi constatare come il sopravvento dei gruppi radicali e violenti abbia fortemente destabilizzato la comprensione democratica di quelli che dovrebbero essere i due veri attori della causa, ossia il movimento civile No Tav e l'opinione democratica istituzionale. Il falso dualismo "Stato" vs. "popolazione", preparato e fomentato dalle continue proteste, dai loro leader e strumentalizzato dai gruppi estremisti, è fuorviante, dal momento che il senso della democrazia consiste proprio nel superare tale antitesi. 

C'è poi quella dimensione che tutti i No Tav non considerano, e cioè che il vero sovrano e quindi il punto di riferimento rimane il popolo in quanto tale, e non in quanto gruppo particolare. Se le odierne strategie/strutture parlamentari, in teoria volte ad includere ciò che politicamente è il popolo, non soddisfano più le stesse esigenze democratiche, allora probabilmente sarebbe opportuno rivalorizzare, nell'orizzonte delle istituzioni già esistenti, uno strumento più diretto di democrazia, ossia il referendum. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >