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LETTURE/ E Mozart finì in una fossa comune. Vizi e virtù del copyright

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I caratteri del diritto d’autore - Nel mondo della rete identificare l’autore può essere operazione complessa. Lo dimostra il caso che ha visto recentemente Philip Roth battersi contro Wikipedia che aveva riportato un dato errato relativo al suo romanzoLa macchia umana. Philip Roth in una lettera aperta pubblicata su New Yorker ha richiesto all’enciclopedia “spontanea” di correggere l’errore, ma Wikipedia, non fidandosi del giudizio dell’autore del romanzo, ha richiesto una prova ulteriore proveniente da una fonte secondaria (altra da Roth). Un episodio del genere sembra saldarsi con il pensiero di Roland Barthes, che negli anni Sessanta aveva previsto la morte dell’autore. E "il lettore senza storia, biografia o psicologia" da lui ipotizzato potrebbe oggi coincidere con la massa della rete che si impossessa, interpreta e rimodella i contenuti che vi sono distribuiti. Ciò nonostante, l’autorialità è un fattore incisivo nell’analisi del sistema del copyright poiché il collegamento tra l’autore e il suo lavoro è un fattore incentivante diretto della produzione culturale, ricavandone difatti l’autore vantaggi sostanziali in termini di prestigio ed economici. Va peraltro osservato che la realizzazione delle opere creative ha in genere costi elevati e che gli autori sono normalmente sprovvisti dei sufficienti capitali iniziali, cosicché la normativa in materia di copyright accorda principalmente la tutela agli investitori che compongono l’industria culturale. Paradossalmente, si è sviluppato un modello per cui se il valore artistico non può non che scaturire dagli autori, il ritorno finanziario è attribuito per la massima parte ai soggetti che organizzano la produzione. Anche per questo nascono strumenti di mercato come Creative Commons, attraverso cui gli autori, pur autolimitando il proprio diritto esclusivo, si dotano di strumenti distributivi delle loro opere alternativi a quelli tradizionali.

Il tema dell’originalità dei lavori creativi non è scontato. L’opera d’autore va difatti creata in maniera indipendente e deve possedere un tasso di creatività minimo, anche se le sue “scintille” inventive siano acerbe, modeste o addirittura ovvie. In ogni caso, misurare il confine tra opere esistenti e nuove non è semplice (ancor di più in un ambiente velocissimo come quello della rete), anche perché il sistema del copyright non contiene riferimenti diretti alla miscela di conoscenze, idee ed espressioni cui gli autori devono attingere per ideare nuovi lavori. In ogni caso l’elemento dell’originalità ha mostrato longevità per due motivi principali: il primo è dovuto alla necessità di paragonare l’opera realizzata con lo stato dell’arte intellettuale; il secondo è relativo all’utilità del suo concetto, necessario per dirimere dubbi interpretativi sulla qualità di un’opera d’autore. Ciò detto, gli autori attingono naturalmente al patrimonio culturale esistente, come dimostra l’arte italiana del Rinascimento o il lavoro di artisti come Picasso, che riprodusse 58 volte Las Meninas di Velasquez, tuttavia dotando le sue opere di un tasso di originalità tale da trasformarle in propri capolavori.

All’argomento dell’originalità e della necessità di ogni autore di rifarsi alle opere precedenti è collegato quello della natura incondizionata e della durata della tutela accordata dal diritto d’autore. Il sistema attuale prevede che la protezione di un’opera creativa scatti automaticamente (senza necessità di alcun passaggio formale) e duri per 70 anni oltre la morte dell’autore. Questo ha determinato un enorme catalogo di opere protette, che restringe il “granaio globale” di quelle in pubblico dominio, liberamente utilizzabili. Una durata così prolungata della tutela assegna di fatto all’autore un diritto perpetuo (come è stato calcolato da alcuni premi Nobel per l’economia nel corso di una nota procedura giudiziaria negli Stati Uniti), che riceve protezione per la propria opera anche quando essa ha esaurito la sua vita economica. Tutto ciò ha effetti pratici importanti: ad esempio non è possibile digitalizzare un film muto degli anni Trenta senza il permesso del suo produttore o non possiamo animare serie fortunate come il Signor Bonaventura di Sergio Tofano senza incorrere nel rischio di conflitti con i suoi eredi. Per questo teorici del copyright come il giudice Posner e l’economista Landes hanno suggerito di reintrodurre metodi di registrazione delle opere d’autore e di ridurre la durata della tutela, anche per via di un sistema di rinnovi periodici per cui gli autori e gli editori devono attivarsi per mantenere intatta la protezione assicurata alle loro opere.



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