BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ E Mozart finì in una fossa comune. Vizi e virtù del copyright

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Per presentare il tema della complessità delle norme del copyright, astruse per la stragrande maggioranza dei consumatori di contenuti culturali, il saggio presenta un dialogo immaginario tra Woody Allen e il suo avvocato in ordine all’utilizzo di una battuta tratta da un libro di Faulkner nel suo film Midnight in Paris, che ha dato luogo a una disputa tra il noto regista e gli eredi dello scrittore americano. Woody Allen appare difatti sperduto nella folla di norme che regolano casi come quello citati. Di contro, si fa spesso riferimento alla sottrazione illegale dei contenuti creativi come al furto di una cosa fisica, ad esempio un pacco di zucchero. Questa visione semplicistica è contraddetta da norme che sovente risultano inspiegabili e di difficile traduzione in comportamenti comuni. Vi è inoltre un problema di legittimità di disposizioni ritenute scritte non nel nome di principi comuni, bensì dell’interesse di forti gruppi economici. Come ha osservato il docente di psicologia sociale Tom R. Tyler, «il pubblico ha bisogno di essere condotto verso l’accettazione di codici morali che sostengono le regole formali della legge». Cosa che non sembra accadere con il copyright in quanto pochi considerano riprovevole usare illecitamente un contenuto creativo. Occorre quindi conquistare la cooperazione volontaria del pubblico e ciò sarà possibile se questo, direttamente o attraverso associazioni collettive, partecipi al processo di formazione e scrittura delle norme del diritto d’autore.

La Politica del Copyright - Il copyright risolve quella che in termini economici viene definita come un market failure, che consiste nella impossibilità di restringere naturalmente l’uso di un lavoro creativo da parte di un numero indeterminato di soggetti. Le opere d’autore sono difatti beni "non escludibili" perché, soprattutto per mezzo degli strumenti digitali e la rete, il tempo e il costo per realizzare una copia sono trascurabili e la qualità della copia equivale in genere a quella dell’originale. Pertanto, privo delle norme del copyright, il valore delle opere dell’ingegno in un mercato competitivo (contrassegnato dall’abbondanza delle opere copiate) sarebbe estremamente ridotto e il potenziale produttore dei contenuti, conscio che il prezzo di mercato del lavoro creativo è più basso dei costi per realizzarlo, non sarebbe economicamente motivato a produrre gli stessi. I prodotti culturali sono inoltre riconosciuti come "inesauribili", a differenza dei beni fisici per cui l’uso fattone da un individuo esclude generalmente quello degli altri. In altri termini, non si consuma un libro come si fa con una barretta di cioccolato, perché la sua lettura da parte di un numero indeterminato di individui non esaurisce o depaupera le informazioni in esso contenute. Da qui la predisposizione di norme tese a favorire il lavoro creativo, attraverso la protezione assicurata dal diritto d’autore. Il copyright è dunque un "male necessario" a cui le economie liberali non possono rinunciare, seppure esso va riformato per aggiornarlo al mondo digitale.

Come si pone la pirateria in questo contesto? Va anzitutto notato che essa non è alla portata di tutti: chi la pratica ha difatti almeno bisogno di un computer e una connessione a internet procurati a pagamento. Il "pirata" deve anche avere qualche risorsa culturale che lo pone in condizione di scegliere di quali contenuti appropriarsi. Così se Amartya Sen in un suo scritto ammette il disvalore del diritto di proprietà quando produce la miseria (potendosi al limite perdonare coloro che rubano per fame), la pirateria è difficilmente scusabile secondo i normali canoni della convivenza sociale. Ciò detto, essa è un fenomeno complesso, che si presta a letture articolate. Ad esempio, OFCOM (l’autorità che regola le comunicazioni nel Regno Unito) ha misurato i comportamenti degli «utenti legali, parzialmente illegali ed esclusivamente illegali», studiandone comportamenti e attitudini. E’ interessante apprendere che coloro che accedono ai contenuti creativi sia sottraendoli abusivamente che acquistandoli regolarmente spendono di più per la fruizione dei contenuti artistici, apportando maggiori sostanze economiche all’industria culturale. Si potrebbe dunque ritenere che la forma “mista” di pirateria è virtuosa, ma questa è una mezza verità perché non è possibile determinare in anticipo l’esatto comportamento del pubblico di fronte a offerte commerciali più ampie e convenienti. Il dato è però fortemente indicativo della larga domanda di contenuti legali espressa dal pubblico.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >