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LETTURE/ E Mozart finì in una fossa comune. Vizi e virtù del copyright

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Attaccati dalla pirateria, dagli studiosi che ritengono dannoso il finanziamento pubblico della cultura e dai dilettanti della rete, come riescono gli autori a essere remunerati per le loro attività? I modelli attuali basati sul controllo della circolazione delle opere sono da rivedere: com’è stato osservato lo schema tradizionale diritto=controllo=denaro potrebbe essere sostituito con quello più semplice diritto d’autore=compenso. Per raggiungere questo obiettivo, non privando l’autore della sua capacità negoziale diretta, devono evolversi e rafforzarsi i meccanismi di gestione collettiva del copyright, oggi gestiti da società come la SIAE. E’ necessario che queste società, come previsto da una recente proposta di direttiva comunitaria, si trasformino in strumenti di mercato efficienti, in concorrenza le une con le altre e con meccanismi di governance più trasparenti ed equilibrati. E’ noto che modelli di business di successo come Spotify (che distribuisce musica in streaming) si basano su metodi di distribuzione collettiva delle royalties. Ciò conferma la correttezza di una logica di copyrisk, per cui l’autore non punti al “diritto di proprietà” sulla sua opera, ma limiti il rischio di veder vanificato il suo lavoro a causa della pirateria.

Il successo della rete ha avuto effetti drammatici sull’editoria, sia libraria che giornalistica. Concentrandoci sulla prima, viene analizzato l’esperimento Google Books, attraverso cui il motore di ricerca digitalizza milioni di testi letterari, la maggior parte dei quali è caduta in pubblico dominio. Questa esperienza riporta alla biblioteca di Alessandria che venne creata con il “fondo delle navi” perché, secondo un editto faraonico, tutti i libri che si trovavano nelle navi che sostavano nel porto della città egiziana andavano lasciati agli scribi per la loro copia. Google Books ha metodi differenti, ma si basa sul contributo “coattivo” degli autori, che hanno visto le loro opere conferite alla raccolta del motore di ricerca senza che fosse verificata la loro volontà di contribuirvi. Ciò ha generato una complessa procedura giudiziaria che è ancora aperta di fronte ad alcune corti di New York.

Il mercato dell’editoria risulta profondamente cambiato anche per la presenza di grandi giocatori del mercato come Amazon e Kobo e l’integrazione verticale dei maggiori gruppi editoriali. In particolare Amazon ha una posizione talmente forte da condizionare il mercato. La stessa Amazon informa di aver allargato il mercato, in quanto i lettori con Kindle comprano libri in misura almeno tre volte superiore rispetto a prima. Tuttavia, questa statistica è ingannevole perché lo stesso lettore finisce con l’acquistare i libri (elettronici e fisici) sulla piattaforma di Amazon, allargando la quota di mercato di quest’ultima a scapito dei canali distributivi di altri operatori. D’altra parte le grandi case editrici controllano tutte le fasi dall’ideazione alla commercializzazione dei libri, essendo in vantaggio su editori più piccoli che devono servirsi dei canali distributivi gestiti dai loro grandi concorrenti. Ciò comporta la difficoltà sempre più marcata degli editori e librerie indipendenti che sempre più spesso cessano le loro attività.

La stessa editoria scientifica e universitaria è in seria difficoltà a causa della pirateria che attacca questo settore. La massiccia pratica della fotocopia illegale distrugge la dignità del libro, lo strumento tuttora più avanzato per presentare e sostenere le idee in forme retoriche comuni. Ciò mette a rischio il ruolo delle case editrici scientifiche, quello di pubblicare libri che trattano di “idee dure”, come i principi filosofici o giuridici. La lettura seria è fondamentale per la partecipazione democratica dei cittadini: se siamo disponibili a trovare la via per interpretare testi difficili, rimaniamo anche capaci di trovare gli argomenti per opporci con intelligenza e rispetto alle tesi di coloro che non la pensano come noi. Gli editori scientifici sono in difficoltà anche per il fenomeno di “disintermediazione” svolto dagli assemblatori di contenuti digitali, i raccoglitori occasionali di informazioni reperiti in rete e gli stessi docenti che costruiscono le loro dispense attingendo ai testi disponibili in internet. Ciò mina l’attività di tramite tra il movimento culturale e il mercato svolta dagli editori attraverso la progettazione dei volumi da pubblicare, lo scouting degli autori, la revisione e l’impaginazione dei testi e la loro promozione e distribuzione. Un lavoro per professionisti che richiede capacità, tempo e strumenti economici, non sostituibili dalla stessa ricchezza della rete.



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