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LETTURE/ E Mozart finì in una fossa comune. Vizi e virtù del copyright

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Ricomporre il puzzle - Il primo paragrafo di questo capitolo è dedicato alla libertà attraverso la rete, alla libertà della rete e alla libertà in rete.

La libertà attraverso la rete è una cosa bellissima. Un esempio significativo è costituito dalla modalità partecipativa assicurata da internet per la riscrittura della Costituzione islandese. Quest’ultima è stata redatta dopo la grave crisi finanziaria che ha colpito l’isola attraverso strumenti di condivisione con la cittadinanza garantiti da internet. La nuova bozza di costituzione può essere definita un atto normativo crowdsourced: inevitabilmente essa dedica un articolo alla rete, che prevede che il suo accesso non debba essere limitato se non attraverso una decisione giudiziaria e con le stesse condizioni che regolano l’espressione delle opinioni.

La libertà della rete, un tema molto importante che soffre un equivoco di fondo. Si tende a confondere la libertà di coloro che utilizzano il web per fare una ricerca, ascoltare una canzone o guardare un video con le capacità degli operatori professionali di internet (i grandi player come Google o Amazon e gli internet service provider). La libertà della rete dipende difatti dai soggetti che la gestiscono e amministrano e che attraverso le loro condotte condizionano il suo utilizzo da parte del pubblico. Ora, il mercato di internet è talmente concentrato che un numero ristretto di grandi aziende, in posizione dominante, è in grado di condurla secondo le proprie esigenze di mercato. Di fatto, il mondo della rete è contraddistinto dal controllo dei quattro player più grandi, Google, Apple, Amazon e Microsoft (cui si aggiungeranno presto Facebook e Twitter), che tendono a creare piattaforme che non sono tra loro compatibili, garantendo una situazione di quasi monopolio sui prodotti e servizi da essi commercializzati. Internet rimane uno straordinario motore di crescita economica, con i soggetti che la controllano che sono ma immancabilmente dipendenti dalla circolazione dei contenuti digitali (si pensi alle notizie giornalistiche indicizzate gratuitamente dai motori di ricerca). La libertà della rete va quindi riequilibrata: in un mercato efficiente l’industria culturale, che sostiene tutti gli investimenti per fornire la benzina più pregiata al motore di internet, va messa in condizione di svolgere con sicurezza il suo ruolo per il proprio vantaggio e per contribuire alla ricchezza della stessa industria della tecnologia.

Infine, il tema della libertà in rete. La libertà in rete è fatta di gesti di tutti i giorni. Quando accediamo a internet ci si apre un mondo di opportunità e siamo liberi di osservare, ascoltare, intrattenere rapporti e anche creare. Per questo ci si dovrebbe comportare come si fa ogni giorno nella società civile, ovvero godendo dei vantaggi che ci sono offerti e osservando delle regole. In questo senso, uno dei principi più importanti da osservare è il rispetto del lavoro altrui: quando ci si appropria di una cosa che non è nostra, si sottrae una risorsa la cui creazione è costata fatica. Se paghiamo per la fruizione di un contenuto creativo premiamo il talento del suo autore e contribuiamo a rendere redditizi gli investimenti di coloro che lo hanno portato sul mercato; se invece non riconosciamo nulla, ci siamo presi un pezzetto del talento e del tempo che l’autore ha dedicato alla sua opera e una piccola quota dei guadagni del suo editore. Ma tanti frammenti fanno una montagna e se un largo numero di utilizzatori si appropria liberamente di un contenuto creativo si lasciano nudi gli operatori culturali. Per salvaguardare il principio della tutela del diritto alla cultura e all’innovazione va superata la deriva demagogica che storpia l’argomento della libertà in rete come leva per fare di internet un territorio senza regole. Un tentativo apparentemente ingenuo, che si risolve in favore dei soggetti che alimentano i propri interessi con l’appoggio dei falsi utopisti della rete, così infantili, così irrealistici.



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