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LETTURE/ E Mozart finì in una fossa comune. Vizi e virtù del copyright

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Il secondo paragrafo di questo capitolo è dedicato ad alcune ipotesi di proposte per riformare il copyright, necessarie a causa delle nuove modalità di distribuzione dei contenuti digitali. Ad esempio, quando inviamo una mail allegando un’immagine tratta da internet dovremmo essere autorizzati dal suo disegnatore o fotografo; oppure, se scambiamo un file con alcuni estratti di un testo letterario avremmo bisogno del consenso del suo scrittore. Questo sistema è scomodo per gli stessi autori che traggono spunto dalle opere precedenti, adattandole e superandole. Ecco i più importanti suggerimenti forniti:

1) Formalizzare il copyright - Le formalità costitutive del copyright sono uno strumento utile per la selezione delle opere da sottoporre a protezione e per il riconoscimento dei diritti patrimoniali agli autori per un tempo limitato. Il principio che presiede a questa proposta, già suggerita da numerosi studiosi statunitensi, è che gli autori dichiarino espressamente la volontà di esercitare il copyright delle proprie opere e di confermare periodicamente il loro interesse ad avvalersene. Un sistema di registrazione formale dei lavori creativi inciderebbe in profondità nel sistema del diritto d’autore. Il suo impianto sarebbe difatti governato da un meccanismo di opt-in: in altri termini, le opere creative farebbero parte del pubblico dominio a meno che i loro autori non decidano di sottoporre le stesse alla protezione.

2) Ridurre la durata della protezione - Si è già detto che il termine di durata fissato per il copyright, per la maggior parte delle opere pari a 70 anni oltre la vita dell’autore, equivale sostanzialmente a un diritto perpetuo accordato per lo sfruttamento dei lavori creativi. Ciò non trova giustificazione, tenuto conto che la vita economica media di un’opera d’autore è stimata in cica 13 anni. Mantenere in vita la tutela di opere commercialmente defunte non serve ai loro autori e danneggia coloro che desiderano aggiornarle per dotarle di nuovo valore.

3) Semplificare le norme - Le disposizioni del copyright sono difficili e disperse in più fonti. Questo sistema è favorevole ai soggetti forti delle industrie culturali e della tecnologia, dotati di strumenti e mezzi economici adeguati per svolgere l’interpretazione della legge secondo i loro interessi. Tenuto conto che la legge si applica a chiunque possegga un computer, dai ragazzi che fanno surfing in rete agli artisti che creano usando le tracce presenti in internet, essa dovrebbe essere resa alla portata dell’utilizzatore medio con processi di semplificazione e divulgazione immediata. In questo senso, va svolto uno sforzo particolare per rendere più certo il sistema di eccezioni secondo il principio del fair use delle opere tutelate (per fini educativi e di divulgazione delle informazioni), i cui criteri sono generici e lasciati esclusivamente all’interpretazione dei giudici.

4) Riformare le società di gestione collettiva dei diritti d’autore - Questa è una proposta centrale. E’ difatti prevedibile che le società di gestione collettiva assumano maggior importanza, tenuto conto che i metodi di distribuzione dei contenuti creativi in rete renderanno l’incasso e la distribuzione di royalties la principale modalità di retribuzione degli autori. Come anche previsto dalla recente proposta di direttiva in materia, vanno migliorati i meccanismi di funzionamento di queste società, sovente inefficienti. Si deve incidere sul loro assetto monopolistico perché offrano i loro servizi in concorrenza e migliorarne gli strumenti di governance per equilibrare la rappresentanza tra autori affermati e le nuove leve di artisti.

Le proposte formulate sono adottabili secondo iter legislativi ordinari. Si tratta ora di passare a una fase “costituente” tanto necessaria quanto attesa.

Conclusioni - Le conclusioni del saggio traggono spunto da un saggio di Amartya Sen dedicato al tema della giustizia. Attraverso un esempio ivi riportato, Sen arriva alla conclusione che «chi afferma che se non si riducono tutti i valori a un’unica voce l’uomo non è in grado di decidere cosa fare, sa evidentemente destreggiarsi con il calcolo (“più o meno?”), ma non con il giudizio (“questo è più importante di quello?”)». Questo vale anche per il copyright, che è un settore giuridico (ed economico) dei più complessi perché coinvolge assetti per cui è difficile tracciare univocamente una scala di precedenze. Ciò non deve condurre all’ambiguità e non esclude che si prenda posizione. Ma in una materia segnata dall’intangibilità dei suoi oggetti è normale nutrire l’«etica del dubbio». Resta che la ricomposizione delle sue regole avverrà secondo i percorsi con cui si sono costruiti gli edifici culturali che conosciamo oggi. Non bisogna scoraggiarsi: essa richiederà impegno, ma si svolgerà naturalmente.



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