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NEGAZIONISMO/ Povera Italia, vittima della tempesta ideologica perfetta

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Adolf Hitler (al centro) (Immagine d'archivio)  Adolf Hitler (al centro) (Immagine d'archivio)

Da un lato vi è un vasto fronte che evidenzia la necessità di punire penalmente tutti coloro che neghino o minimizzino in modo oltraggioso l'esistenza di genocidi, crimini contro l'umanità, crimini di guerra. Specie nei confronti della Shoah, negare significherebbe perpetuare l'offesa indicibile, utilizzare la stessa strategia comunicativa della soluzione finale. Oltre a ciò, la criminalizzazione del negazionismo avrebbe lo scopo simbolico di stimolarci a fare più spesso i conti con il nostro passato, per rimettere, cioè, in moto un processo collettivo di autocoscienza che, in Italia, forse non è mai veramente avvenuto, anche a causa della comune e consolidata contrapposizione tra l'immagine del buon italiano e quella del cattivo alleato tedesco. 

Infine, la scelta punitiva si giustificherebbe anche in ragione delle indicazioni provenienti dall'Unione Europea, che in un'apposita Decisione Quadro (2008/913/GAI) ha invitato tutti gli Stati membri a dotarsi, anche in questa materia, di una disciplina assai severa, nel contesto di un'azione sanzionatoria più ampia e volta a prevenire e a reprimere ogni manifestazione di discriminazione, razzismo e xenofobia.

Dall'altro lato, però, si sottolineano le tante criticità di tali opzioni. In primo luogo, si rileva la potenziale contraddizione con la libertà di manifestazione del pensiero e con la libertà di ricerca, che potrebbe essere sciolta solo laddove il legislatore punisse il negazionismo in quanto accompagnato da atti di vera e propria istigazione alla violenza. In questo senso, nell'area continentale, si sono già  espressi anche alcuni giudici costituzionali. In secondo luogo, si rappresenta che, lungi dallo sminuirne la gravità, la specificità del fenomeno negazionista consiste nell'esistenza di reti e di coalizioni comunicative. In altri termini: colpire il singolo negazionista è operazione che potrebbe rivelarsi del tutto inefficace, se non foriera di espressioni reattive ancor più incontrollabili e virulente. In sostanza, si dice, se un antidoto esiste, questo è dato dalla consapevolezza culturale dell'opinione pubblica, del cui livello di istruzione e di informazione ci si dovrebbe occupare prima di ogni altro profilo.

Prendere posizione non è facile. Non lo è, certo, a fronte di questi rilievi, di un segno o del segno opposto. Sicuramente, poi, è difficile sciogliere un'alternativa così spinosa alimentandosi di sentimenti forti, come se la giusta condanna e la sacrosanta indignazione, per tesi e affermazioni più che tendenziose od oltraggiose, costituissero le uniche fonti di un convincimento per ciò solo ragionevole.

Una cosa, tuttavia, si può dire: che quando si pensa alla soluzione legislativa, occorre farlo con estrema parsimonia, perché ci sono cose che la legge, di per sé, non può risolvere. Stupisce, allora, che proprio il presidente Napolitano abbia sollecitato il ricorso a questo strumento. 



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