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CINA/ La persecuzione dei Falun Gong, l’"olocausto" che non si vuol vedere

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Soldati cinesi (Infophoto)  Soldati cinesi (Infophoto)

Caro direttore,
ogni volta che si parla di olocausto, mi chiedo sempre come mai non si fosse fatto nulla per fermare un tale genocidio. Quando leggo dei massacri perpetrati in Russia o in Cambogia, mi domando perché il mondo sia stato a guardare. Talvolta è stata l’ignoranza e la mancanza d’informazioni che non hanno permesso un intervento adeguato, ma spesso, troppo spesso, sono stati gli interessi economici che hanno fatto chiudere uno o entrambi gli occhi alle nazioni. Oggi l’occidente vive un lungo periodo di pace senza precedenti e la cultura promuove giornate della memoria, sensibilizzazioni circa gli errori commessi nella storia dell’umanità, documentari che sviscerano ogni azione di quel dittatore piuttosto che di quell’altro. Tuttavia basta affacciarsi sul web per rendersi conto che la storia è fondamentale per ricordare, ma deve essere strumento per individuare e combattere i genocidi, troppi, ancora in atto.

In Cina da più di dieci anni è in atto uno sterminio disumano nei confronti dei praticanti della Falun Dafa o Falun Gong. Questo movimento spirituale nato nel 1992 e fondato da Li Hongzhi, si propone di purificare corpo e mente attraverso cinque esercizi che attingono dall’antica tradizione cinese. I movimenti di questi cinque esercizi ricordano il Tai chi o lo Yoga e secondo i sostenitori di questa religione i benefici sono sia fisici che spirituali. La Falun Dafa combina agli esercizi fisici anche la meditazione e la messa in pratica durante la propria giornata dei tre principi fondamentali del movimento che sono: Verità, Compassione, Tolleranza.

La Falun Dafa, che non prevede gerarchie e remunerazioni per il suo insegnamento ha avuto rapida diffusione in tutto il mondo. Già nel 1999 in Cina si contavano quasi 100 milioni di discepoli della Falun Dafa. In quell’anno Jiang Zemin, l’allora presidente della Repubblica Popolare Cinese, affermò che il movimento rappresentava una minaccia alla stabilità sociale e politica della Cina. Da quel momento è cominciata una violenta repressione del movimento. Per meglio perseguire la cancellazione della Falun Dafa il 10 giugno 1999 viene istituito l'Ufficio 610, che in perfetto stile Gestapo si occupa di diffamare, perseguire, catturare e torturare i praticanti della Falun Dafa.

Da allora i morti sono stati decine di migliaia, ma le atrocità non sono finite. Il governo cinese ha anche trovato il modo di guadagnare dai prigionieri torturati. La vendita degli organi dei discepoli incarcerati viene utilizzata, tra le altre cose, per sovvenzionare il dipartimento di difesa del Pcc. Le similitudini con i regimi sanguinari che la storia ci ha fatto conoscere sono tante; oltre ad una sezione creata per lo sterminio di una certa tipologia di persone, il governo cinese ha messo in atto una massiccia campagna di diffamazione e disinformazione circa la Falun Dafa ed il suo fondatore, arrivando ad inscenare un falso suicidio rituale il giorno del capodanno cinese 2001. 



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