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LETTURE/ Hugo Mujica, quei versi dove si toccano anima e carne

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Hugo Mujica (Immagine d'archivio)  Hugo Mujica (Immagine d'archivio)

Nella poesia di Mujica spirito e concretezza, anima e carne si toccano. Quella che potrebbe sembrare una posizione orientaleggiante (ma anche Ungaretti aveva nel suo zainetto di soldato una delle prime traduzioni italiane di haiku giapponesi), anche per l'evocazione frequente, fin dal titolo, della voce della natura più che degli eventi degli uomini, si rivela invece come una vasta e rinnovata meditazione sull'incarnazione, in cui il "fuori" conta più del "dentro": "Quando l'anima è ormai carne,/ quando si vive nudo,/ tutto il fuori è la propria profondità,/ da ogni altro/ si ascolta il proprio battito". 

L'altro da me, il fuori da me diventa il luogo della più profonda conoscenza dell'essere, purché nello svuotamento dal sé si sia disponibili a consegnarsi al tutto che potrebbe venire; avviene allora la scoperta che Qualcuno ci sostiene da sempre: "Conoscerci è una consegna,/ non un sapersi,/ è slegarsi/ e scoprire che non affondiamo,/ che siamo stati sempre/ sostenuti".



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