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LETTURE/ Alvaro Mutis, il viaggio verso l’"interno" non finisce mai

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Alvaro Mutis (1923-2013) (Immagine d'archivio)  Alvaro Mutis (1923-2013) (Immagine d'archivio)

Quello che accade nei romanzi di Mutis, come nelle sue poesie, è ciò che succede nei loro personaggi, e quindi le loro descrizioni accurate e belle sono costantemente toccate dalla nostalgia, quella dell'eterno forestiero, ma soprattutto l'essere umano che non ha trovato nulla che lo soddisfi e quindi affonda nella cinica tristezza dalla quale non può sfuggire neppure viaggiando il mondo e nascondendosi tra le montagne delle Ande. Così Maqroll è l'uomo che ha conosciuto il cammino della vita e crede anche di aver risolto la questione fondamentale del suo significato. Gli rimangono i sapori, più squisiti e raffinati, di piaceri semplici e poche, ma forti, amicizie.

"Questi problemi − prosegue la professoressa Guzman − "non appartengono agli argomenti della letteratura colombiana della sua epoca, più interessata all'impegno politico e alla costruzione di una certa identità nazionale. Pertanto, Mutis non è stato ben accolto tra gli scrittori contemporanei, fatta eccezione per il suo amico Gabriel García Márquez. Essendo stato il figlio di un diplomatico e membro di una famiglia con un'importante posizione sociale, è stato visto come uno scrittore borghese che non capiva il suo paese. Certo, la politica non lo ha mai  interessato, al punto che non ha mai votato. Così, la sua letteratura è lontano dalla critica sociale che hanno cercato di rivendicare le vittime del sistema. Mutis non è interessato a discorsi ideologici, non vuole  cambiare il mondo o riscattare nulla, perché non c'è nulla di utile nella sua visione. Che disegna un uomo introspettivo nella sua essenza, che lascia da parte il mondo che lo circonda".

"Ma, per quanto lo si ignori o si tenti di ucciderlo, il desiderio non muore. Il lavoro di Mutis è auto-contraddittorio, sia per il contrasto dei suoi personaggi con i luoghi in cui vivono, come per la sua intenzione di esprimere la disperazione e il desiderio che prova chi incontra la lucidità che proclama, attraverso la prosa o versi che invitano inevitabilmente bellezza. In questo senso, si presenta come un tipico scrittore modernista americano" continua Diana.

"Da un lato, alla costante ricerca di perfezione formale dato che, sia nella sua prosa come nei suoi versi, i suoi soggetti sono esotici ed esplorano insistentemente valori sensoriali. E per di più, vi è una chiara distanza dalla realtà di tutti i giorni che è evidente quanto i caratteri di una fuga in se stessi così come dagli atteggiamenti aristocratici, e un approccio alla plastica bellezza di immagini  in cui i toni del colore sono fondamentali. Tutte queste sono caratteristiche tipiche di quel movimento letterario che si sviluppò alla fine del XIX secolo".

Concludendo la nostra conversazione, Diana dice che come Maqroll anche Mutis fu "un nomade non interessato ai luoghi, uno che ha vissuto credendo di sapere ciò che rappresentava la vita, un deluso che ha vissuto la contraddizione della mancanza di motivazioni per 90 anni". 



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