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STORIA/ Settembre '43: la strage della "Roma" e la fine di una Marina

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La corazzata Roma (Immagine d'archivio)  La corazzata Roma (Immagine d'archivio)

Non va dimenticato che Malta era stata la tomba dei primi eroi della Decima Flottiglia Mas e che da Malta partivano gli aerei alleati per distruggere le nostre città. Sì alla resa, dunque, se questi erano gli ordini, ma no all'umiliazione di consegnare le perle della nostra flotta in casa di una potenza contro la quale ci eravamo battuti per più di tre anni.

Ore 3 della notte sul 9 settembre: la flotta italiana esce dal porto della Spezia. In testa, cinque torpediniere, seguono tre corazzate (la Roma, la Vittorio Veneto e l'Italia, ex Littorio), tre incrociatori e otto cacciatorpediniere, cui si aggiungono, poche ore dopo, gli incrociatori Abruzzi, Garibaldi e Aosta, sopraggiunti da Genova al comando dell'ammiraglio Luigi Biancheri. Velocità 22 nodi, mare piatto, destinazione La Maddalena. 

Ore 13: sulla nave ammiraglia arriva la notizia che La Maddalena è caduta in mano tedesca. Bergamini, sentita Roma, ordina di proseguire verso Bona (Algeria), dove si consegnerà agli inglesi. Non può sapere che, direttamente da Berlino, l'OKW (Oberkommando der Wehrmacht) ha ordinato alla Terza Flotta Aerea di base in Francia di "dare una lezione" agli italiani. 

Alle ore 14, dodici bimotori Dornier 217 K, al comando del ventinovenne maggiore Jope, decollano dall'aeroporto militare di Marsiglia-Istres. Obiettivo: la flotta italiana. Ogni velivolo è armato con una bomba FX-1400 radiocomandata. Si tratta di un'arma segreta, chiamata in gergo, dagli aviatori, Fritz, pesante 1400 chili, lunga 3,30 metri, dotata di un motore a razzo. La bomba può essere sganciata da un'altezza di 5mila metri, dove i proiettili della contraerea non arrivano. Nessun rischio, dunque, per i piloti germanici.

La flotta è avvistata alle 15,30. Partono le prime bombe. Una immobilizza l'elica della corazzata Italia, un'altra colpisce in pieno la Roma, una terza causa un enorme squarcio ancora alla Italia, ma senza fare vittime. È la quarta, la bomba della strage. Oltrepassa la corazza della Roma, penetra all'interno e va ad esplodere nel deposito munizioni di prua. Il ponte di comando viene polverizzato dalla terrificante esplosione, l'ammiraglio Bergamini e il suo stato maggiore fatti a pezzi. Alle 16,20 la Roma si  rovescia sul fianco destro, si spezza in due e affonda. Le altre navi, dopo essere riuscite a mettere in salvo 596 naufraghi, fanno rotta su Bona, ma l'ammiraglio Romeo Oliva, che ha preso il comando, riceve, via radio, l'ordine di dirigere su Malta. L'umiliazione dei marinai d'Italia deve essere totale. 



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COMMENTI
03/10/2013 - bell'articolo (luca tarigo)

Un pezzo di storia sempre da ricordare. Mi permetto però qualche una piccola eggiunta e qualche precisazione tecnica. In realtà l'intendimendo iniziale di Bergamini era quella di autoaffondare la flotta, sull'esempio della flotta germanica che nel 1919, dopo che si era consegnata agli Inglesi, si auto affondò a Scapa Flow, e le telefonate con De Courten furono molto "colorite" a ricordo dei testimoni. Per quanto riguarda i dettagli tecnici: 1) in realtà la contrarea ialiana poteva sparare fino ad un altezza di 10000 m, con i pezzi da 90/50 imbarcati sulle 3 corazzate, o con i più vecchi e lenti 100/47 imbarcati sugli incrociatori, mentre erano le armi da 37/54 e 20/65 (imbarcate su tutte le navi) che arrivavano rispettivamente a 5000m e 2900m. Perché non spararono? Gli ordini erano di sparare solo in caso di conclamato attacco; ma l'arma usata dai teseschi, la famosa "fritz-x" poteva essere lanciata sul bersaglio con una traiettoria praticamante verticale, mentre un ordinario bombardamento in quota prevedeva che gli aerei sganciassero con un un angolo sul bersaglio non superiore ai 70°. Ciò ingannò gli italiani che non vedendo sganciare nel momento che si aspettavano, aprirono il fuoco troppo tardi. 2) la bomba Fx 1400, in realtà non era un razzo, era a caduta libera, con le alette direzionali radio comandate. era inoltre dotata di un artifizio pirotecnico sulla coda (codetta luminosa) che aiutava l'operatore del radiocomando a seguirne la traiettoria.