BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Proust: quando il "ricordo" ci impedisce di soffocare

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Marcel Proust (1871-1922) (Immagine d'archivio)  Marcel Proust (1871-1922) (Immagine d'archivio)

Era già dilagato il simbolismo, e, a conclusione della parabola decadentista, ecco l'inconscio (Freud 1901, L'interpretazione dei sogni), e lo slancio vitale (Bergson 1907, L'evoluzione creatrice).

Il bisogno di conoscere non solo la realtà, ma l'anima della realtà aveva portato in sé l'attribuzione di nuovi fini e nuovi mezzi all'arte letteraria, come pure di nuovi mezzi espressivi. Con la Recherche Proust attua tutto questo grazie ad una narrazione priva di ordine cronologico logico, ma con continui trapassi dal presente al passato, da un episodio all'altro, da un ricordo all'altro. Come notava Fortini, questi passaggi o transizioni "creano sospensioni, ritardi, effetti d'eco", mezzi grazie ai quali Proust riesce a passare da uno straordinario realismo e mimetismo a pagine di lirica esaltazione o di astratto ragionamento.

Ma il punto di raccordo di tutto questo dibattersi e tentare di liberarsi dalla noia e grevità del dato che la vita stessa rappresenta, è sempre nella dimensione del ricordo come conferma che noi non ci facciamo da noi stessi, qui, ora, con la nostra esclusiva volontà. Siamo quello che altri prima di noi hanno detto di noi e a noi.

Memorabile come l'autore della Recherche descrive il suo rapporto con l'amata Albertine. L'ansia di possedere la donna amata travalica nel sottile smarrimento di riconoscere che essa non coincide con il presente che lui, sia pure col suo amore, creava per lei.

Egli si trova "straziato" a constatare che la bellezza di essa era tutt'uno col "fatto che lei si sviluppava su molti piani diversi e racchiudeva in sé molti giorni ormai trascorsi. Allora sotto quel viso che arrossiva, sentivo spalancarsi come un abisso l'inesauribile spazio delle sere in cui non avevo conosciuto Albertine. Avevo un bel prenderla sulle ginocchia, tenere il suo capo tra le mie mani, accarezzarla, passare a lungo le mie mani su di lei: come se avessi maneggiato una pietra racchiudente in sé la moia di oceani immemorabili o il raggio di una stella, sentivo che sfioravo solamente il chiuso involucro di un essere, il quale, per la sua vita interiore, accedeva all'infinito".

 Il 1913 è anche l'anno della pubblicazione su "La Voce" dei Frammenti lirici di Clemente Rebora. Ricordarlo ci fa gettare lo sguardo dall'altra parte delle Alpi e ritrovare un "compagno" di stupore davanti all'inafferrabilità del reale, un altro a cui il riduttivismo positivistico di un'intera epoca aveva preteso di spiegare ogni cosa:

… e ritorno, uguale ritorno
dell'indifferente vita,
mentr'echeggia la via
consueti fragori e nelle corti
s'amplian faccende in conosciute voci,
e bello intorno il mondo, par dileggio
all'inarrivabile gloria
al piacer che non so…



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.