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LETTURE/ Proust: quando il "ricordo" ci impedisce di soffocare

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Marcel Proust (1871-1922) (Immagine d'archivio)  Marcel Proust (1871-1922) (Immagine d'archivio)

"E ad un tratto il ricordo mi è apparso. Quel sapore era quello del pezzetto di 'maddalena' che la domenica mattina a Combray, quando andavo a salutarla nella sua camera, la zia Léonie mi offriva dopo averlo bagnato nel suo infuso di tè o di tiglio".

Comincia così il "viaggio" dello scrittore più affascinante del secolo scorso, che cento anni fa dava alle stampe a sue spese Du coté de chez Swann, inizio della Recherche du temps perdu.

Non era la forma (sia pure quella "grassamente sensuale sotto la sua veste a pieghe severa e devota") della focaccia pienotta e corta chiamata "maddalenina", simile a tante altre mangiate durante l'infanzia, che aveva scatenato "quella forza d'espansione capace di raggiungere la coscienza", come Proust stesso spiega, ma un semplice odore, un sapore riuscito a portare "sopra la rovina di tutto il resto con stilla quasi impalpabile, l'immenso edificio del ricordo".

Piace pensare che nel personaggio dalla salute cagionevole, quale fu Proust, si sia condensato l'eroico sforzo di riscatto dalla schiavitù del limite imposto dal dato reale tanto ostinatamente sbandierato lungo il finire del secolo XIX. Secolo che – figlio di un positivismo impietoso - sarebbe andato a frantumarsi nei mille rivoli simbolistici e irrazionalistici del nuovo secolo, il Novecento.

Proust  sceglie l'antieroismo finemente satirico di chi avendo perso una vera certezza di ciò che è, accetta di farsi svelare la verità - se verità esiste - da qualcosa legato al sapore di un tè, che, però, "lo sorpassava incommensurabilmente, non doveva essere della stessa natura".

Il piacere "delizioso" che, sorseggiando il tè con la "maddalenina" l'aveva invaso "colmandolo di un'essenza preziosa, facendolo cessare di sentirsi mediocre, contingente, mortale, non manifestava certo una verità intrinseca nel dato in quanto tale, ma in lui". È così che il Cercatore di tempo perduto, comincia a sottoporre se stesso a quel lavoro per nulla ovvio o spontaneistico di riappropriazione di sé, di quel sé profondo che probabilmente non ha potuto che realizzarsi tanto tempo prima, nella relazione esclusiva con la madre: "con l'amore materno, la vita vi fa una promessa che essa non mantiene mai. Dopo si è obbligati a mangiar freddo fino alla fine dei nostri giorni", riassumerà  al proposito Romain Gary.

Ma intanto ecco che il tempo cessa di essere la cristallizzazione espropriante di attimi senza nesso uno con l'altro e - da questo "antico che si avvera" nel prenderne coscienza - può anche prospettarsi un "nuovo" esile filo di speranza. Il linguaggio e lo sfondo mentale ed affettivo della Recherche sono tutt'uno con la sua epoca traversata e ferita dal bisogno di liberazione dal puro dato reale, limitato, angusto, sconfinato nel mero naturalismo. 



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