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STORIA/ Così Mazowiecki mise d'accordo l'intellighenzia e gli operai

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Tadeusz Mazowecki (Foto: metromsn.gazeta.pl)  Tadeusz Mazowecki (Foto: metromsn.gazeta.pl)

Uomo certamente del dialogo, poco incline allo scontro, cosa che gli ha poi anche procurato non poche critiche, Mazowiecki fece della redazione di Więż un luogo di incontro e di dialogo fra i rappresentanti dei diversi ambienti dell'opposizione. Rischiando la chiusura di Więż, nel 1977 partecipò in veste di portavoce allo sciopero della fame che si svolse nella chiesa di san Martino a Varsavia per protestare contro l'arresto e la condanna degli operai che avevano partecipato alle manifestazioni del giugno del 1976 ad Ursus e Radom e dei membri del Comitato di Difesa Operaia (Kor). Nel 1978 fu tra i creatori delle cosiddette Università Volanti, corsi di formazione culturale per operi e studenti che riportavano la verità laddove l'insegnamento o la propaganda di regime la falsavano e la censuravano. Tutto questo contribuì a consolidare il rapporto tra il mondo operaio e l'intellighenzia e diede a lui e agli altri intellettuali che si recarono a Danzica nell'agosto del 1980 la credibilità necessaria per porsi a fianco degli operai in sciopero. 

Ricordando quei giorni mi ha detto: "I corrispondenti esteri non riuscivano a capire perché sui cancelli di Danzica ci fossero il ritratto del Papa e l'effige della Madonna di Częstochowa, perché venissero celebrate le messe, perché gli operai andassero a confessarsi in massa. Per noi quelle effigi e quei gesti semplicemente esprimevano la verità di chi eravamo. Non sapevamo come sarebbe finita, che cosa avrebbe fatto la polizia, ci si poteva aspettare una «pacificazione sovietica». I timori erano tanti, ma noi eravamo determinati. A proposito della richiesta che venisse trasmessa alla radio la Messa domenicale, un rappresentante del governo mi disse che ne avrebbero parlato con la Chiesa. Io gli mostrai i lavoratori che erano nel piazzale e gli risposi «Noi siamo la Chiesa, loro sono la Chiesa, parla con loro». Un anno prima c'era stato il pellegrinaggio del Papa in patria e questo aveva avuto un significato enorme. In quei giorni i Polacchi come società presero coscienza della loro forza: non erano più soli, non erano più oggetti nelle mani di un potere organizzato, percepirono di avere insieme una grande forza perché avevano una grande guida spirituale. Ricordo perfettamente la Messa a Varsavia e le parole di Wojtyła: «Venga il Tuo Spirito e rinnovi la faccia della terra, di questa terra». Avemmo veramente l'impressione che lo Spirito Santo fosse venuto su questa terra, su di noi, e ci avesse dato la forza. Non c'era più differenza tra spiritualità e storicità. Quella folla era un popolo e questo poi ha avuto una grande influenza su quello che sarebbe accaduto un anno dopo a Danzica". 



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