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STORIA/ Così Mazowiecki mise d'accordo l'intellighenzia e gli operai

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Tadeusz Mazowecki (Foto: metromsn.gazeta.pl)  Tadeusz Mazowecki (Foto: metromsn.gazeta.pl)

Nel momento della prova più dura, quando venne internato il 13 dicembre 1981 dopo l'introduzione dello stato di guerra, scrisse in una lettera fatta pervenire agli amici italiani: "Nonostante quello che è accaduto credo che questo duro periodo sia più il tempo della prova che non quello della sconfitta. Ritengo anche che questo sentimento domini l'atteggiamento dei Polacchi. Ciò deriva dalla convinzione che non è possibile distruggere tutti quei valori che Solidarność ha fatto rinascere. Il vostro grande poeta Dante ha scritto Or di': sarebbe il peggio per l'uomo in terra, s'ei non fosse cive. Se volete comprendere il problema polacco, se volete intendere bene il dramma degli uomini del «secondo mondo», riportatevi a queste parole.

Questo tempo è anche il tempo della prova cristiana. Non soltanto perché oggi ci si aspetta molto dalla Chiesa, come aiuto e conforto, verità e speranza; ma anche perché noi tutti stiamo ora imparando una cosa molto difficile: come non piegare la testa e nello stesso tempo rimanere liberi dall'odio. No, non è possibile cancellare dai cuori, dalle menti e dalle speranze della gente un movimento di lavoratori talmente universale come Solidarność. Si è fatto abuso di molte parole. Anche della parola «intesa sociale». Ma ancora adesso, in ogni momento, si potrebbe aprire la strada verso questa intesa se solo fosse possibile raggiungerla nella verità e non in ginocchio. Se questo non avviene ci aspetta una strada lunga e difficile. Non so come sarà, ma so che la percorreremo con la stessa speranza di prima".



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