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STORIA/ Così Mazowiecki mise d'accordo l'intellighenzia e gli operai

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Tadeusz Mazowecki (Foto: metromsn.gazeta.pl)  Tadeusz Mazowecki (Foto: metromsn.gazeta.pl)

In questi giorni molti hanno ricordato la figura del Tadeusz Mazowiecki statista, "Padre fondatore  della patria", come lo ha definito il primo ministro polacco Donald Tusk, o, come si legge sulle colonne di Gazeta Wyborcza, il più importante quotidiano della Polonia, "il miglior primo ministro della storia polacca". 

C'è però un dato assente in molti commenti alla sua morte: il terreno spirituale, umano e culturale in cui è cresciuta e si è radicata la sua personalità di giornalista ed intellettuale prima, e di politico poi. Non si può parlare di Tadeusz Mazowiecki senza fare riferimento alla specificità dell'esperienza dei cristiani nella Polonia del dopoguerra, in cui la Chiesa cattolica si era identificata profondamente con le aspirazioni del popolo ed aveva accolto e valorizzato i tentativi dell'intellighenzia di farsi portavoce degli interessi del mondo del lavoro. 

Nel 1956, Mazowiecki fu tra i fondatori dei Kik, i Club dell'intellighenzia cattolica, e per 23 anni fu redattore capo del mensile Wiez (Il legame), legato ai Kik.

Durante l'ultimo incontro che ho avuto con lui nel marzo scorso, ricordando quegli anni mi disse: "I Kik sono stati fondamentali per far crescere la coscienza della responsabilità dei cattolici laici verso la società. Hanno avuto un'influenza molto forte sulla realtà e si sono diffusi a macchia d'olio occupando lo «spazio intermedio» tra legalità e dissidenza. I Kik e le riviste Znak, Tygodnik Powszechny e Wiez, pur nei limiti imposti dalla censura, sono stati degli strumenti importantissimi, che con il tempo hanno contribuito a far interagire fra loro i diversi gruppi sociali e i diversi gruppi dell'opposizione democratica al regime".

Negli anni che hanno preceduto l'agosto 1980, la Chiesa polacca ha fatto sempre sentire con forza la propria voce in difesa dei diritti fondamentali dell'uomo e del cittadino soprattutto attraverso i propri pastori, a cominciare dai cardinali Wyszynski e Wojtyla. Scrive Tadeusz Mazowiecki all'indomani dell'elezione di Giovanni Paolo II: "Un nuovo moto spirituale ha avuto inizio nel mondo e nella Chiesa (…) Per meglio dire, si è già delineato quello che con il pontificato di Giovanni Paolo II può cominciare ad accadere nel mondo, fra gli uomini. (…) Il cardinal Wojtyla ha detto che il cristianesimo, che da tutte le sue radici attinge la certezza del valore peculiare dell'uomo, ha anche particolari motivi per farsi portavoce dei suoi diritti nelle diverse realtà storiche. Ha affermato che questo rientra nella missione della Chiesa (…) A questa certezza ha dato testimonianza come vescovo metropolita di Cracovia e come membro dell'episcopato polacco insieme con tutta la Chiesa in Polonia".



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