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LETTURE/ Cattolici e politica, la lezione di Benedetto contro quella di Flores D'Arcais

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Papa Benedetto XVI (Infophoto)  Papa Benedetto XVI (Infophoto)

Se poi vogliamo addentrarci nella concretezza delle diverse questioni non possiamo dimenticare che una bussola ce l’abbiamo, la dottrina sociale della Chiesa e il magistero e, come lo scriba del Vangelo, dal grande tesoro costituito dall’insegnamento della Chiesa e dalla testimonianza dei cristiani anche noi possiamo trarre "cose nuove e cose antiche".

Per cogliere tutta la portata di questo tesoro vale la pena tornare a una recente rivisitazione fatta da Ornaghi di quel significativo documento del primissimo dopoguerra che va sotto il nome di "Codice di Camaldoli" (cfr. Un passato sempre vivo. La lezione di Camaldoli, Vita&Pensiero, 4/2013) ma che nel titolo originale recita Per la comunità cristiana. Principi dell’ordinamento sociale. Un testo molto citato nei tempi migliori della Democrazia cristiana anche se non so quanto veramente letto ma soprattutto condiviso nella sua origine profonda.

E’ il tentativo di menti e cuori di (soprattutto giovani) cattolici di portare un contributo di idee alla costruzione della nuova Italia del dopoguerra. Scorrendo rapidamente i titoli dei capitoli si nota la loro attualità: lo Stato (la cui riforma è sul tavolo delle larghe intese), la famiglia e l’educazione (nervi scoperti di ogni politica nel nostro paese), il lavoro e l’economia, la politica internazionale (e sull’Europa che si va costruendo è drammaticamente urgente una visione meno tecnocratica e più rispettosa delle identità dei popoli). Molte delle riflessioni contenute in quel testo poterono fornire la base programmatica del nascente partito dei cattolici, dimostrandone la concretezza.

Un terzo ordine di problemi che tocca il tema della presenza di cattolici in politica riguarda il confronto con altre visioni del mondo e conseguentemente con le diverse posizioni politiche. Su questo l’insegnamento dottrinale di Benedetto XVI e il suo tenace confrontarsi con ogni posizione diversa (famoso è rimasto, da cardinale, l’incontro con Habermas), le grandi lezioni tenute a Parigi, Berlino, Londra e Praga costituiscono una ricchezza da cui imparare. Sulla stessa lunghezza d’onda diversi interventi del cardinale Scola che ha ultimamente colto l’occasione della ricorrenza dell’editto di Costantino per rilanciare il tema della libertà religiosa e delle sue implicazioni nelle società occidentali con il richiamo a quella che è stata definita una "sana laicità".

Il tempo che viviamo mi sembra caratterizzato dal ritenere che sia il diritto positivo (o il voto di una maggioranza) il punto discriminante dell’azione politico-istituzionale, con la rivendicazione di una laicità dello Stato che contiene "una latente diffidenza verso il fenomeno religioso" che finisce per generare "un clima non favorevole a una autentica libertà religiosa", mentre "una fede integralmente vissuta ha un’irrinunciabile rilevanza antropologica, sociale e cosmologica, carica di conseguenze politiche assai concrete" (Angelo Scola, Non dimentichiamoci di Dio. Libertà di fedi, di culture e politica, Rizzoli 2013). 



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