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LETTURE/ Cattolici e politica, la lezione di Benedetto contro quella di Flores D'Arcais

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Papa Benedetto XVI (Infophoto)  Papa Benedetto XVI (Infophoto)

Testimonianza personale, riferimento all’insegnamento della Chiesa, confronto con le diverse mondovisioni a partire da un’identità certa. E’ il contributo che dei cattolici possono portare alla politica che, non dimentichiamolo, è strumento per creare le condizioni di una vita buona tra persone chiamate a vivere fianco a fianco nella polis plurale. E credo che questo contributo sia atteso da questo momento politico-istituzionale così complicato.

Questo tema, che sembrava fino a pochi anni fa del tutto desueto torna a farsi prepotentemente presente sia a fronte di non poche direttive europee (che cercano di influenzare le diverse culture nazionali, ad esempio in tema di difesa della vita, di rapporti familiari…) ed anche dentro diverse legislazioni nazionali con la Francia, in questo momento, come potente capofila di una laicité che rifiuta il religioso nello spazio pubblico. Ma anche da noi dovrebbe far pensare una affermazione di Flores D’Arcais (Corriere della Sera del 7 ottobre scorso) per cui il credente "è civicamente minus habens perché incapace di interiorizzare autonomamente la scelta pro-democrazia e in grado di riconoscerla solo affidandosi" all’autorità religiosa di riferimento. Affermazioni da non sottovalutare relegandole tra le fantasie intellettuali, perché sono invece piuttosto diffuse tra i politici attuali anche per la insufficiente presenza di testimonianze differenti.



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