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Cultura

LETTURE/ Cosa nasconde l’"assedio" della vita quotidiana?

L'assedio della vita quotidiana è quello che Mariadonata Villa nel suo libro di poesie di esordio, appunto "L'assedio" ci dona. Istantanee che colgono la nostra debolezza. PAOLO VITES

Il duomo di Milano (Infophoto)Il duomo di Milano (Infophoto)

L'assedio è quella condizione umana che tutti i cuori più aperti e sanguinanti sanno percepire. Basterebbe pensare all'assedio infinito del Buzzati del Deserto dei tartari. Siamo assediati da una vita quotidiana fatta di cose da sbrigare, lavoro da subire, rapporti disumani, relazioni a rischio e il risultato è la chiusura del cuore, l'anestesia del desiderio, l'orrore del vivere ("l'armistizio dell'indifferenza" dice l'autrice del libro). L'assedio della vita quotidiana è quello che Mariadonata Villa nel suo libro di poesie di esordio, appunto "L'assedio" (Raffaelli Editore, 84 pagine), analizza, con versi brillanti e spesso commoventi. 

La quotidianeità, l'istante, lo smarrimento, la fatica, ma sempre con un pulsare caritatevole di un cuore che ha visto e toccato la speranza. I suoi versi sono squarci fotografici, istantanee che colgono la nostra debolezza, con tenera ironia a volte, con le lacrime in altre occasioni. Sono stanze di vita quotidiana, sono storie colte dallo specchietto retrovisore o fuori di un pub di Edimburgo. Che sia la tragedia delle Twin Towers o un pachistano al semaforo che rimane con la macchina ferma ed esclama "Madonna!", Mariadonata Villa ci racconta la vita. Il suo è un linguaggio colto, ma per nulla pieno di sé, che pesca dai suoi poeti preferiti come lo scozzese John Burnside o la polacca Ewa Chrusciel o ancora Cesare Pavese. Le loro ombre e i loro fantasmi fanno capolino nella poetica di Mariadonata, così come certe pulsazioni che arrivano forte dalla musica rock, che finalmente viene accolta da un poeta e non considerata roba di "serie B".

"Non si giunge appena in tempo al capezzale / di un morente / quando il tempo non è che l'attesa / che tutto finisca in un niente / si deve appoggiarsi a braccia / che i bastoni con cui si cammina fanno rumore / pur se animati dalle migliori intenzioni / c'è ancora gente che dorme, la notte, dentro al buio" scrive in La disciplina del guarire. Altrove coglie la tenerezza di un sospiro: "non si è mai pianto abbastanza per qualcuno / il cuore è questo asfalto / che l'acqua lava via, pulito e freddo / e il rumore di vetro rotto in lontananza".

La poesia dell'istante, verrebbe da chiamarla quella di Mariadonata Villa: "La mattina presto, o dentro al cuore / della notte decidi / tu dove mettere nel tempo / queste quattro e nove / minuti / si sente il rumore degli angeli / un volo sulla città / nella notte fredda / si sente l'odore della pioggia / che arriverà come un marzo verde / i termosifoni della casa sono spenti".