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LETTURE/ Karol Wojtyla, la patria e gli errori dei cattolici

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Karol Wojtyla quando era ancora cardinale (Infophoto)  Karol Wojtyla quando era ancora cardinale (Infophoto)

"La Chiesa sulla terra tende continuamente alle dimensioni di questa famiglia nel mistero della comunione dei Santi. Imponendo il nome al proprio figlio, i genitori vogliono introdurlo nella continuità di questo mistero. I miei carissimi genitori mi hanno dato il nome di Karol (Carlo), che era anche il nome di mio padre". 

La patria è una storia di legami e di radici, di cui si ha bisogno per potersi proiettare verso il mondo. Questa rete di relazioni viene prima delle forme statuali e può e deve giudicarne lo spessore etico: "La nazione vive autenticamente la propria vita solo quando sperimenta la propria soggettività in tutta la vita dello Stato. Quando constata di essere padrona in casa propria, constata di partecipare alle decisioni mediante il suo lavoro, il suo contributo". Sono parole riprese dal primo viaggio di Giovanni Paolo II nella sua Polonia che riaffermano il primato dell'uomo sull'istituzione. La patria viene prima dello Stato e quest'ultimo deve essere giudicato sulla base della sua capacità di servire l'idea di patria e i valori fondamentali che la costituiscono.

Nel secondo capitolo ("Anche le nazioni abitano") l'esperienza e l'idea di patria trovano il loro quasi naturale sviluppo nell'idea di nazione, quella, in fondo, più scomoda e più rischiosa, posta, così come è avvenuto storicamente, tra la Scilli del nazionalismo integrale e la Cariddi del mondialismo anonimo, quello che, oggi, chiameremmo della globalizzazione più radicale. L'Autore ne riprende la definizione dal celeberrimo discorso di Giovanni Paolo II alle Nazioni Unite: "La nazione è in effetti la grande comunità degli uomini che sono uniti da diversi legami, ma soprattutto dalla cultura". Ancorando l'idea di nazione a quella di comunità e ai legami che la costituiscono, primo tra tutti la cultura, si evita ogni possibile equivoco con il nazionalismo integrale e con la sua pretesa di costruire nazioni e stati "a tavolino", sulla base di progetti ideologici e di interessi occulti. 

La nazione è soprattutto un mondo di legami reali ed è, dunque, la traduzione culturale del concetto di patria. Il primo diritto di una nazione è di essere riconosciuta come tale, "il diritto all'esistenza", che "implica naturalmente, per ogni nazione, anche il diritto alla propria lingua e cultura". La storia, come sottolinea l'autore, "purtroppo si è spesso mossa in direzione opposta: l'annientamento delle nazioni è andato di pari passo con l'uccisione di migliaia di persone e con il genocidio delle minoranze". Per questo, chi ha il senso della propria patria, non solo non teme quella altrui, ma la ama come la propria. 

Emerge, così, il "sogno" di una nuova Europa, cui è dedicata la terza parte del volume, "un'Europa senza nazionalismi egoistici, nella quale le nazioni vengono viste come centri vivi di una ricchezza che merita di essere protetta e promossa a vantaggio di tutti" (Giovanni Paolo II, Ai membri del Direttivo del Premio Carlo Magno). 



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COMMENTI
10/11/2013 - commento (francesco taddei)

il mondialismo è il pilastro che fonda oggi l'europa: la cancellazione dei legami interni dei popoli per fondere tutti in un relativismo senza legami. la comunità come insieme di uomini legati da parentela, storia, terra e cultura va difesa! e questo non significa oppressione. riguardiamoci cosa dice il catechismo sull'accoglienza: non è senza condizioni. la cittadinanza è un percorso. quando il santo padre esprimeva i suoi pensieri pensava a popoli che uscivano da un periodo tragico in cui si sono combattuti. oggi i popoli sono attaccati per essere annullati. e poi c'è una retorica troppo mondialista e piagnona nei cattolici italiani. chi difende la comunità (in modo analogo a come fanno gli altri paesi) viene chiamato estremista e non va preso in considerazione, anche dai prelati, invece di domandarsi quali sono le esigenze che li muovono. c'è una sola nazione in italia e non è italiana: gli abitanti dalla provincia di bolzano.