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LETTURE/ Karol Wojtyla, la patria e gli errori dei cattolici

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Karol Wojtyla quando era ancora cardinale (Infophoto)  Karol Wojtyla quando era ancora cardinale (Infophoto)

Scriveva Cesare Pavese, nel suo romanzo La luna e i falò, che "un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andare via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti". Erano gli anni del secondo dopoguerra, in una cultura divenuta allergica alla parola "patria" per l'abuso che ne era stato fatto dal fascismo. Succede quando si abusa di certe parole. "Un paese ci vuole" è un'affermazione sconvolgente sulla penna di un grande scrittore che aveva, invano, cercato nell'internazionalismo comunista una risposta alle grandi questioni che lo attanagliavano e stava, finalmente, riscoprendo la necessità, anzi, l'urgenza antropologica di radici da cui ripartire. 

Pavese evita la parola "patria", perché era diventata, in Italia, un'astrazione, un progetto da compasso e grembiulino, ma quel che intendeva era ciò che la "patria" dovrebbe essere: il luogo dove ti senti a casa, la terra che onora i tuoi morti, l'acqua dei rivi in cui ti sei bagnato, il profilo lontano delle colline e dei monti, il cielo sotto cui ricordi la tua infanzia...  E, forse, "paese" corrispondeva, in quel momento, molto meglio a questa percezione, con la sua assonanza quasi contadina, popolare, bassa, così lontana dai nazionalismi astratti della retorica risorgimentale e fascista. In fondo, così scrivendo, Pavese rivendicava, dentro un'esperienza, il "giusto mezzo" tra due astrattezze, apparentemente opposte tra loro, ma ugualmente lontane da una realistica concezione dell'esistenza umana: il mondialismo e il nazionalismo. 

Non era e non è una questione nuova. Da almeno duecento anni, in maniera evidente, l'Europa e il mondo sono tormentate dalla mancanza di equilibrio tra queste due opposte tentazioni. Le baionette napoleoniche avevano esportato la Rivoluzione e i suoi ideali di fratellanza universale come maschera di un primo e subdolo nazionalismo. Gli ideali di fratellanza universale e di cosmopolitismo fornirono copertura ideologica a massacri e violenze sino ad allora sconosciuti. Dalla Vandea ai Gulag siberiani, la storia successiva ha tragicamente mostrato quanto perversa fosse questa strategia. 

La Chiesa cattolica si mostrò subito diffidente tanto rispetto al nazionalismo integrale che alle varie forme di internazionalismo. Le prime condanne risalgono proprio ai papi dell'età napoleonica e della Restaurazione. Quel che è avvenuto da allora ha confermato, in maniera drammatica, che tali condanne erano solidamente motivate: il nazionalismo integrale relativizza la persona al tutto e identifica il tutto in un elemento, per sua natura parziale, come è appunto la Nazione. In più, e non è un elemento marginale, c'era il fatto, allora evidente a pochi, che molti dei nazionalismi ottocenteschi erano prodotti artificiali, frutto più di un sistema ideologico che della complessa maturazione di processi storici reali e vitali. 



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COMMENTI
10/11/2013 - commento (francesco taddei)

il mondialismo è il pilastro che fonda oggi l'europa: la cancellazione dei legami interni dei popoli per fondere tutti in un relativismo senza legami. la comunità come insieme di uomini legati da parentela, storia, terra e cultura va difesa! e questo non significa oppressione. riguardiamoci cosa dice il catechismo sull'accoglienza: non è senza condizioni. la cittadinanza è un percorso. quando il santo padre esprimeva i suoi pensieri pensava a popoli che uscivano da un periodo tragico in cui si sono combattuti. oggi i popoli sono attaccati per essere annullati. e poi c'è una retorica troppo mondialista e piagnona nei cattolici italiani. chi difende la comunità (in modo analogo a come fanno gli altri paesi) viene chiamato estremista e non va preso in considerazione, anche dai prelati, invece di domandarsi quali sono le esigenze che li muovono. c'è una sola nazione in italia e non è italiana: gli abitanti dalla provincia di bolzano.