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RUSSIA/ Jasnaja Poljana, a casa di Tolstoj (pensando a Leopardi)

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Lev Tolstoj (1828-1910) (Immagine d'archivio)  Lev Tolstoj (1828-1910) (Immagine d'archivio)

È qui che percepiamo la differenza tra la Russia e l'Italia: per nessuno dei luoghi dei nostri scrittori – eccetto forse che per casa Leopardi a Recanati − si è stabilito un rapporto tale. È ancora viva l'idea che lo scrittore russo sia strettamente connesso con il suo popolo e la cura di questi luoghi ne è testimonianza. Uno scrittore russo appartiene al suo popolo, parla per esso, ne racconta le storie e ne denuncia i mali, soprattutto in un'epoca come quella dell'Ottocento in cui in Russia vige ancora la servitù della gleba e il romanzo ha una funzione mai avuta prima né dopo (e non solo qui) di proporre, rilanciare e commentare i temi sociali di cui tutti sentono l'urgenza. 

L'eco di questa funzione è presente ancora in questi luoghi, anzi a Jasnaja Poljana siamo quasi sicuri che la personalità di Tolstoj, con la sua straordinaria capacità di analisi psicologica e di costruzione dei personaggi, il suo talento insuperato di partitura narrativa, la sua abilità di rendere veridica la finzione romanzesca, siano ancora qui. E tutti siamo assaliti da una certa emozione quando ci indicano la finestra sopra la scrivania che Tolstoj osservava quando alzava per un attimo lo sguardo dal lavoro di invenzione della figura di Anna Karenina, probabilmente il vero alter-ego della sua natura inquietante, smisurata e irrisolta. 

Dopo la lunga visita alla casa e il ristorante, torniamo nel grande parco dove si trova anche un giardino botanico che risale a quei tempi, in cui tuttora i custodi riescono a coltivare, con grande orgoglio, piante quassù introvabili, come ad esempio i mandarini. Uno dei nostri, il giornalista siciliano Nicola Savoca, compie allora un gesto di cui non mi scorderò mai: mi regala un sigaro, così che potrò raccontare ai miei nipoti che ho fumato il toscano a casa di Tolstoj. Così sbuffando e chiacchierando a voce bassa, quasi spinti da una certa sacralità del luogo, passeggiamo a lungo per la tenuta fino a che giungiamo in un altro punto singolare: la tomba di Lev Tolstoj. Siamo lontani una ventina di minuti dalla casa, già da un po' camminiamo in mezzo al bosco. In uno slargo si presenta un tumulo di terra, semplicissimo, su cui cresce un tappeto erboso, altrettanto semplice. Niente scritte né segni come croce o altro. Qualcuno, poi, ha appoggiato dei fiori, ma potrebbero non esserci. 



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