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LETTURE/ Tozzi, Deledda, Arpino, Morante: i "dannati" che tornano alla luce

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Arpino però sapeva difendere a spada tratta la sua ispirazione: "Alcuni critici mi rimproverano di costruire delle trame troppo semplici. Non mi sembra vero. Sono vicende dell'uomo di oggi che è inutile complicare con delle domande in più; già la storia di per sé è un nodo esistenziale da sciogliere e quindi va seguita nei suoi particolari…". (p. 73).

Nella galleria letteraria ricostruita da Battaglia si intrecciano narratori, critici e poeti diversamente "sommersi". Si riscoprono così le narrazioni mitiche di Corrado Alvaro, l'ostinata solitudine di Marino Moretti, l'eclettismo "straparlante" di Zavattini, la ricerca del sublime di Cancogni (il suo Azorin e Mirò "è il più bel racconto del dopoguerra", p. 64) e il gusto della conversazione in Savinio. 

Applausi quindi a questo piccolo vademecum. Con la speranza che qualcuno raccolga la sfida e continui a disseppellire i Sepolti…

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