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LETTURE/ Così la teoria del gender ha "distrutto" la letteratura

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E così l'antilogocentrismo di Derrida si è trasformato in «lotta all'imperialismo occidentale»; la categoria di oggettività, come ricorda Cusset – bersaglio della critica decostruzionista – è «diventata «sinonimo di "soggettività del maschio bianco" in maniera da inventare in realtà un rapporto del tutto inedito tra teoria letteraria e sinistra politica». Dietro alla lente distorcente degli studi postcoloniali e dei gender studies era letta gran parte delle opere letterarie. È il caso dell'Ulysses di Joyce, interpretato come un affresco delle dinamiche della razza, del potere e della differenza sessuale nell'Irlanda ridotta a colonia britannica all'inizio del '900.

È a questo punto che si consuma una doppio tradimento. Ricevuta l'investitura politica, la critica letteraria è diventata pressoché una teoria delle identità minoritarie, una celebrazione delle culture marginali (sia nella sua versione postcoloniale che in quella femminista legata ai gender studies) che ha misconosciuto il suo originario intento – la sovversione dell'«impero» occidentale – gettando le basi per un nuovo «impero dei simboli» e prestando così il fianco all'avanzata del consumismo capitalistico che ha trasformato i totem minoritari nei prodotti più venduti dal marketing culturale. 

Il secondo tradimento è avvenuto ai danni della «politica». Nonostante la dichiarata fede nella condivisione dei principi della sinistra, il poststruttralismo non ha mai di fatto realmente sfruttato – suo malgrado – la «sponda della politica». Dopo aver inizialmente utilizzato la spinta rivoluzionaria sessantottina, la teoria critica si è trincerata dietro alle mura accademiche concentrandosi unicamente su «guerriglie semiologiche» e sul discorso testuale. Di fatto, perciò, alla «lotta di classe» dei vecchi marxisti è stata sostituita la «lotta tra testi» della sinistra linguistica.

A fronte delle precedenti considerazioni e in virtù del processo di misconoscimento dell'unicità e dello status artistico dell'opera letteraria, non sorprende che le facoltà umanistiche abbiano perso il loro appeal e che nei loro dipartimenti non ci sia più posto per ciò che è propriamente letteratura. Come osserva Marjorie Perloff in Crisis in the Humanities «nello zelo di smascherare le ideologie di queste opere e di altre connesse, i critici sembrano dimenticare ciò che li ha condotti all'Ulisse o a Cuore di tenebra in prima istanza: letteralmente, l'unicità di questi romanzi come opere d'arte […] Ma senza una ben definita nozione di perché è importante leggere testi di letteratura, sia di scrittori ben affermati sia di scrittori secondari, lo studio della "letteratura" diventa solo un dovere, un modo per distribuire in qualche modo i crediti da raccogliere».



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