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LETTURE/ Le due anime (fallite) di Berlusconi

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Silvio Berlusconi (Infophoto)  Silvio Berlusconi (Infophoto)

Di qui l'emergere di due fratture interne: una ideologica tra liberismo e statalismo, una geografica tra nord liberista e sud statalista. Si sono creati due schieramenti interni al centro-destra: Forza Italia e Lega sul versante settentrionale e liberista; Alleanza nazionale e Centro post-democristiano sul versante meridionale e statalista. La frattura Nord-Sud è storico-politica, è una frattura centrale, non certo creata da Berlusconi, ma che alla fine ha determinato la rottura è stata un'idea di politica e di partito: più tradizionale quella di An e dell'Udc, più nuova, ma più fragile quella leaderistica di Forza Italia. Alla fine, il leader ha scelto di non istituzionalizzarsi e perciò anche di farsi schiacciare, trascinando nelle sue disavventure personali e perciò politiche l'intero partito, benché nel frattempo avesse cambiato nome in quello di Pdl, e ora, più recentemente intenda di nuovo tornare a Forza Italia. La concezione salvifica e finalistica della leadership non ha retto l'urto della realtà, ha alimentato il mito ideologico dell'insostituibilità propria e del proprio clan. Insomma: anche Berlusconi è divenuto antiberlusconiano.

L'epilogo del libro, scritto all'indomani delle elezioni del 2013, è intitolato: "la mosca nella bottiglia", dove la mosca è l'Italia. Il "fallimento" di Berlusconi lascia il Paese davanti a un vuoto non facilmente colmabile. Orsina interpreta brevemente, alla luce delle categorie della "politica della fede/politica dello scetticismo" e del "platonismo/popperismo", le ultime vicende: l'emersione del fenomeno Grillo e il governo Monti. Il gruppo parlamentare, i militanti, il programma del movimento grillino sono ispirati da un radicalismo postmoderno, nutrito di anticapitalismo e ambientalismo, venato di utopismo e manicheismo. Grillo ripropone "la politica della fede" e relativa élite politica di nuovo conio, pronta, una volta ripulita la società , ad esercitare su di essa un ferreo controllo. Invece che nuove istituzioni e una democrazia maggioritaria, ripropone la democrazia diretta del web 2.0. Quanto a Monti, egli è l'incarnazione "tra le più limpide e nette" della tradizione ortopedica e pedagogica italiana, che ha tentato di esercitare un "commissariamento tecnocratico" delle istituzioni. Liberale nei contenuti, ma centrato sulla qualità delle élite, non su quella delle istituzioni. Ecco perché non ha saputo né voluto parlare all'elettorato del centro-destra. E si spiega la tenuta di Berlusconi nelle elezioni del 2013, anche se al contempo è confermata l'incapacità della sua leadership di istituzionalizzarsi. 

Restano avvolti nella nebbia i destini del cavaliere e del centro-destra. Le recentissime vicende politiche e le fratture interne al Pdl sembrano confermare la fecondità interpretativa del libro. Che  fa un bilancio finale dell'eredità del Cavaliere. Egli ha screditato e consumato due opzioni storiche che avrebbero potuto – e forse possono ancora – rappresentare delle risorse preziose per l'Italia: la democrazia maggioritaria bipolare e l'attenuazione della pressione ortopedica e pedagogica dello Stato sulla società. Eppure, non pare esserci altra strada: dotarsi di istituzioni coerenti e funzionanti, che consentano la sostituzione pacifica delle élite, senza l'attesa messianica che ne arrivi al potere una in grado di trasformare magicamente l'Italia reale.

(3 − fine)




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