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PAPA E NAPOLITANO/ Giovagnoli: l'Italia è più "grande" del suo Stato

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Giorgio Napolitano e Papa Francesco (Infophoto)  Giorgio Napolitano e Papa Francesco (Infophoto)

L'incontro tra Francesco e Napolitano si è inserito in una serie ormai consistente di incontri tra Papi e Presidenti della Repubblica. Dopo i precedenti di Giovanni XXIII e di Paolo VI, tra Giovanni Paolo II e Pertini si stabilì una intesa personale, quasi un'amicizia. Questo papa ha poi incontrato anche Cossiga e Scalfaro, due cattolici entrambi orgogliosi della propria laicità e in rapporti non facili con altri esponenti dell'istituzione ecclesiastica. Tra Benedetto XVI e Napolitano si è poi stabilita una convergenza solida e profonda, nel contesto di una comune preoccupazione per la situazione italiana e sulla base di una comune visione delle responsabilità europee. Insomma, benché nei due colli romani, il Vaticano e al Quirinale, si siano succedute negli ultimi decenni personalità molto diverse, i Papi e i Presidenti della Repubblica hanno continuato a frequentarsi, a capirsi, a collaborare.  

Si poteva pensare che, dopo il Concordato del 1984, sarebbe prevalso un altro tipo di rapporti: quelli tra Conferenza episcopale e governo italiano, accomunati dall'interesse di entrambe le istituzioni ad affrontare i problemi che riguardano Stato e Chiesa in Italia. Negli ultimi decenni, indubbiamente, tali rapporti hanno conosciuto un inedito sviluppo. Eppure, come si è già detto, anche quelli tra il Papa e il Presidente della Repubblica hanno conosciuto un'intensificazione. Tali incontri mostrano che le questioni riguardanti i rapporti tra Stato e Chiesa in senso stretto non esauriscono l'orizzonte più ampio dei rapporti tra la Chiesa e l'Italia. C'è molto di più, infatti, nel legame profondo che unisce da secoli il pastore universale della Chiesa cattolica e quella realtà italiana che ha contribuito nei secoli a difendere la libertà del papa.   

Questo più vasto orizzonte è emerso nell'incontro tra il Papa eletto dopo le inattese dimissioni di Benedetto XVI e il presidente rieletto contro molte previsioni e la sua stessa volontà. Ne ha parlato esplicitamente Napolitano, ricordando che i sentimenti e i pensieri suscitati da Francesco negli italiani – lui compreso – vanno "ben al di là del tessuto dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato in Italia". Il fatto è che anche questi rapporti devono essere collocati nell'"orizzonte più vasto […] a cui oggi si deve necessariamente tendere […] dinanzi alle inaudite sfide dell'oggi, da superare - guardando al futuro - attraverso la più larga mobilitazione delle coscienze e delle energie - innanzitutto morali - di un popolo come il nostro, e di ogni popolo". 

Più che discutere di relazioni tra Stato e Chiesa, insomma, chi ha responsabilità, politiche o religiose, non può non chiedersi come mobilitare le coscienze e dove trovare le "energie - innanzitutto morali" per affrontare grandi sfide. 



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