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LETTURE/ Diderot, una lettera all'amata tradisce 25 anni di ateismo

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Louis-Michel van Loo, Diderot (1767) (Immagine d'archivio)  Louis-Michel van Loo, Diderot (1767) (Immagine d'archivio)

Anche se il Crocifisso, troneggiante al centro di piazza Chambeau, ora Diderot, a Langres, paese dove Denis Diderot ebbe i natali il 5 ottobre di trecento anni fa, è stato rimosso nel 1884 per essere rimpiazzato dall'effige del suo figlio più illuminato, posizionato rigorosamente con le spalle contro la cattedrale di san Mamete, per gli abitanti è rimasto il vero monumento "faro" della città.

Una cittadina dell'alta Marna dove sui muri delle case proliferano nicchie ospitanti immagini di Vergini o di Santi e dove per un po' lo stesso Diderot pare aver accarezzato l'idea di diventare canonico: promozione sociale e assicurazione di ricchezza: cose più che attraenti soprattutto per i figli di quello che ancora non sapeva di essere il terzo stato.

300 anni fa un vastissimo pubblico era in attesa di opere che – come quella a cui più si lega il nome di Denis Diderot, l'Encyclopédie - potessero rispondere al bisogno di estendere il sapere e la comprensione dopo le numerose scoperte del secolo XVII nelle scienze fondamentali dopo quelle geografiche dei secoli precedenti.

All'inizio non doveva essere che la traduzione in quattro volumi della Cyclopedia or Universal Dictionary of the Arts and the Sciences di Ephraim Chambers, pubblicata nel 1728 in  Inghilterra.

Nel frattempo, in Francia, era accaduto l'anno 1749, anno di carestie e di agitazioni per lo scontento causato dal trattato di Aix la Chapelle e per il tentativo di introduzione della Ventesima, cioè l'imposta proporzionale che si scontrava con i privilegi dell'Ancien Régime. In questa data si vedono apparire e moltiplicarsi scritti ostili alla religione. La guerra aperta tra scetticismo e fede.

Rulhière, nel suo discorso di ammissione all'Accademia di Francia nel 1787, affermò che in quell'anno iniziò "l'impero dell'opinione pubblica": "il desiderio di istruire si espresse più di quello di dilettare e gli uomini solitamente dediti alle lettere, ebbero improvvisamente l'ambizione di essere gli organi dell'opinione pubblica se non addirittura gli arbitri".

Come dice un autorevole biografo di Diderot, parlando dell'ateismo a cui si ispirò tutta la vita, esso  fu probabilmente più dovuto ad un atteggiamento "proscientifico" che ad una specifica "antireligiosità". In breve - sostiene Wilson - non è che ce l'avesse propriamente con Dio, quanto che non ne vedeva molto l'utilità. 

Diderot, nei Pensées sur l'interprétation de la Nature del 1754, pur da ateo, rifiuta la geometrizzazione dell'Universo opponendosi a filosofi e uomini di scienza di ispirazione newtoniana, che lo paragonano ad un orologio costruito da un Dio architetto, e condanna le matematiche come puro gioco di regole fissate dall'uomo, senza fondamento oggettivo nella natura con il rischio di semplificarne in maniera eccessiva l'ordine. 



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