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GROSSMAN/ La Francia non ha mai smesso di "pensarlo". E l'Italia?

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Durante la seconda guerra mondiale (Infophoto)  Durante la seconda guerra mondiale (Infophoto)

Oggi sono ancora molti, e molto diversi tra loro, gli intellettuali francesi affascinati da Grossman. Al di fuori dalla cerchia accademica va ricordato Daniel Pennac, autore della famosa saga dei Malaussène, che ha dedicato a Grossman La fata carabina e in più di un'occasione ha citato Vita e destino come uno dei suoi libri più amati. Negli ultimi anni Grossman in Francia è soprattutto legato al nome di T. Todorov che ha voluto leggere l'intero Novecento come "il secolo di Vasilij Grossman" (cfr. Memoria del male, tentazione del bene, Garzanti 2001) e che ha curato l'edizione completa delle opere di Grossman in francese (Oeuvres, 2006). Nello stesso periodo è anche uscita la traduzione della prima parte della dilogia su Stalingrado (Pour une juste cause, trad. L. Jurgenson, L'Age d'Homme 2008), un titolo che manca ancora in italiano. L'anno scorso, ultimo segno dell'interesse francese per la figura dello scrittore, è uscita una nuova biografia Vassili Grossman: un ècrivan de combat (Éditions du Seuil, 2012), curata da M. Anissimov e incentrata sulla questione ebraica nell'autore russo.

La mostra parigina allestita all'École Normale Supèrieure, esito del lavoro ormai quasi decennale del Centro Studi di Torino, ha portato un contributo profondo e originale all'interno di questa tradizione, come ha sottolineato M. Crépon, allievo di Lévinas e direttore del dipartimento di filosofia che ospitò tra gli altri Bergson e Sartre. L'evento è stato anche la prima occasione per lanciare il 2014 come anno grossmaniano, cinquantenario della morte dello scrittore, che culminerà nella grande conferenza internazionale che si terrà a Mosca il prossimo settembre.

"Quando Parigi starnutisce, l'Europa si busca un raffreddore", diceva Metternich per sottolineare il ruolo decisivo della cultura francese. Speriamo che anche questa volta accada lo stesso: la mostra che illustra l'afflato unico alla libertà di Grossman, così sincero quando deve dire il bene e il male, l'uno e l'altro non alterati dalla dialettica che sempre tende all'ideologia, possa essere uno dei germi da cui rinasca un'Europa fatta di gente sinceramente alla ricerca del vero.

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