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PAPA/ Ecco perché a Francesco non piace l'Ancien régime

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

La verità della sequela di Cristo o riaccade incessantemente nel presente, oppure si riduce a ideologia teologica, da usare al massimo in una battaglia per l'affermazione del proprio progetto, dei propri interessi unilaterali, o come scudo per la "restaurazione" (così si esprimeva il papa nella medesima occasione) di "sicurezze dottrinali e disciplinari", irrigidite nella loro cornice esteriore e svincolate dalla loro matrice originaria, tali da supportare, in senso "pelagiano", la staticità di una egemonia di potere sulla vita del mondo, secondo il modello tipico della cristianità tradizionale d'altre epoche. Ma l'oggi dell'avvenimento cristiano non si fa da sé. Non sta in piedi da solo. Fiorisce nel presente in quanto fa riaffiorare e dà nuova vita alla forza inesauribile di propulsione che risiede nel suo legame organico con la più autentica ricchezza di un patrimonio pazientemente modellato nel fiume della storia millenaria della Chiesa.

La genialità trascinante del carisma educativo e missionario del nuovo papa si può misurare anche da questo punto di vista. Il suo insegnamento va deliberatamente al di là del bisogno di insistere in senso precettivo, mettendola distesamente a tema, sulla necessità dell'ancoraggio alla tradizione della Chiesa come corpo vivente, chiamato a rinnovarsi senza sosta e a ricongiungersi in ogni mutevole circostanza con la fonte da cui tutto il resto fluisce. La simbiosi con il grembo fecondo da cui matura la vita nuova che fiorisce nel presente (e se non fiorisce nel presente, non è più nemmeno vita) è ricondotta al suo fulcro costitutivo. La proposta, per essere radicale, non si disperde nei particolari secondari. Va risolutamente al centro. Mi sembra che si collochi qui la sola chiave di lettura adeguata per comprendere fino in fondo una preoccupazione che è costante (e gerarchicamente primaria) nel modo usato da papa Francesco per richiamare l'uomo del nostro tempo al fascino suggestivo dell'ipotesi cristiana. La coerenza della verità, l'umile adesione alla logica oggettiva dei fatti impone di ristabilire un ordine di precedenze: le conseguenze e gli sviluppi non possono venire prima, o avere la stessa dignità di rilievo di ciò che è l'architrave dell'esperienza della fede. Bisogna fare leva sull'essenziale. A tutto occorre guardare puntando sul primato di ciò che sorregge e fa vivere la varietà rigogliosa delle espressioni che altrimenti, private della loro linfa, inevitabilmente sclerotizzano e decadono.

Questa ansia di concentrazione ha dominato le parole e prima ancora i gesti, lo stesso modo di porsi, del papa nei suoi primi mesi di pontificato. Sotto l'emblema della fede consegnata al rapporto vivo e coinvolgente con la realtà suprema di Cristo si era inaugurato il viaggio in Brasile che abbiamo ricordato: "Io non ho né oro né argento, ma porto ciò che di più prezioso mi è stato dato: Gesù Cristo" (cerimonia di benvenuto a Rio, 22 luglio). 



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