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PAPA/ Ecco perché a Francesco non piace l'Ancien régime

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

In un contesto altamente significativo sul piano degli indirizzi del governo generale della Chiesa, lo stesso principio orientativo del centro da cui tutto deve ripartire è alla base del recente discorso tenuto al Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione (14 ottobre 2013).

Per andare incontro agli uomini che ci sono compagni nel cammino, sottolinea il papa, "dobbiamo spogliarci di cose inutili e dannose, di false sicurezze mondane che appesantiscono la Chiesa e danneggiano il suo volto". Il compito indicato è quello di una purificazione risanatrice. Semplificando, sfrondando, ripulendo, non si fa opera di distruzione, ma si risale al centro sorgivo della vita cristiana di ogni tempo. Questo centro è l'immedesimazione nella realtà di Cristo, attraverso cui si dilata e si riversa nel mondo l'autodonazione della misericordia senza confini di Dio, che salva la vita dell'uomo: la "grande missione di Cristo", che "è uscito dalla sua condizione divina ed è venuto incontro a noi", è consistita, infatti, nel "portare la vita nel mondo, l'amore del Padre all'umanità". E d'altra parte, ancora, l'onda della carità che si propaga è un movimento incessante che ritorna sempre su sé stesso, senza arrestarsi mai. "La Chiesa è all'interno di questo movimento, ogni cristiano è chiamato ad andare incontro agli altri". Chi si immerge nella dinamica della comunicazione dell'amore divino, pronunciando il suo sì a Cristo, "non può tenere per sé questa esperienza, ma sente il desiderio di condividerla, per portare altri a Gesù". L'amore di Cristo ci assimila a Lui e ci trasforma in veicoli di ulteriore moltiplicazione contagiosa della sua grazia: "Ogni battezzato è cristoforo, cioè portatore di Cristo, come dicevano gli antichi santi Padri"; "c'è bisogno di cristiani che rendano visibile agli uomini di oggi la misericordia di Dio, la sua tenerezza per ogni creatura".

Ne discende, alla fine, un impegno preciso anche per le guide poste a capo del popolo dei fedeli. Se è giusto parlare ancora di un "progetto pastorale", allora deve essere un "progetto che richiami l'essenziale e che sia ben centrato sull'essenziale, cioè su Gesù Cristo". Ciò che serve è "concentrarsi sulla realtà fondamentale, che è l'incontro con Cristo, con la sua misericordia, con il suo amore, e l'amare i fratelli come Lui ci ha amato. Un incontro con Cristo che è anche adorazione, parola poco usata: adorare Cristo". Ci vuole una impostazione "animat(a) dalla creatività e dalla fantasia dello Spirito Santo, che ci spinge anche a percorrere vie nuove, con coraggio, senza fossilizzarci!". 

L'audacia invocata sta nel rendersi aperti alle sfide inesauribili della novità, ma aggrappati, nello stesso tempo, al fondamento di una roccia su cui si può costruire muovendo da una amorosa educazione a riconoscere i segni del divino che agisce in mezzo alla storia degli uomini. 



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