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LETTURE/ Berlusconi? Un "giacobino" andato a male

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Silvio Berlusconi (Infophoto)  Silvio Berlusconi (Infophoto)

L'ossessione platonica di costruire le élites invece che le istituzioni e delle regole a garanzia di tutti per sostenere l'opera di modernizzazione del Paese ha portato le élites a fare uso "privato" delle istituzioni stesse, trasformandole in strumenti di clan. Di qui l'avvitarsi, in un circolo vizioso senza fine, di opposizioni, elusioni, evasioni, resistenze, opportunismi rispetto alla dimensione pubblica, la ricerca di nuove élites, da un regime all'altro. 

Citando Silone: "Qui non c'è via di mezzo: o ribellarsi o essere complici". E la ribellione ha finito storicamente per assumere le forme dell'anti-sistema o del populismo, che poi hanno generato a loro volta altre élites con le stesse caratteristiche di quelle abbattute. I meccanismi di autoriproduzione delle élites, infatti, non possono essere meritocratici: la qualità è subordinata all'appartenenza. Di qui clanismo, divisività, disintegrazione della stessa possibilità di una conversazione pubblica, finalizzata a raggiungere una verità condivisa invece che a legittimare il potere di una parte. 

Conseguenza: la verità in questo paese non è possibile. Orsina cita Flaiano: "in questo Paese che amo non esiste semplicemente la verità… In Italia la linea più breve tra due punti è l'arabesco. Viviamo in una rete di arabeschi". Donde l'arruolamento fazioso degli intellettuali italiani, schierati al seguito di un'élite e a sostegno dei suoi specifici progetti ortopedici e pedagogici. 

Polemizzando sull'uso della categoria di necessità con alcuni storici quali Aquarone o Scoppola – secondo i quali il disegno giacobino era necessario – Orsina chiude il primo capitolo dedicando un paragrafo all'Italia illiberale. Perché l'Italia è illiberale? Primo, perché al momento dell'unificazione non era dotata di una società civile in grado di sostenere l'ingresso dell'Italia nella modernizzazione europea. Secondo, perché, a quel punto, l'élite modernizzante ha tentato di costituire una libera società civile per una via rapida, forzosa, autoritaria, dall'alto. Terzo, l'élite si è trasformata in clan: subordinando agli interessi di parte le regole, le istituzioni, la verità disintegra la possibilità che si possa istituire una zona neutra in cui si possa conquistare una verità condivisa. Perciò il confronto tra clan si fa distruttivo; l'avversario deve essere annientato.

(1 − continua)
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Il libro sarà presentato lunedì 4 novembre a Milano, Galleria Vittorio Emanuele II 79, ore 18. Ne discutono con l'autore Piero Ostellino e Michele Salvati, modera Piergiorgio Mancone.



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