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KENNEDY/ Teodori: il presidente (in parte) fallì, il "cattolico" no

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John Fitzgerald Kennedy (1917-1963) (arte.it)  John Fitzgerald Kennedy (1917-1963) (arte.it)

Nella sua solida, numerosa famiglia, cattolica e irlandese, era stato preparato dal padre a diventare Presidente. Ma la sua presidenza fu breve, troppo breve perché potesse dare frutti politici duraturi. Fu infatti la sua uscita di scena, e il modo in cui questo accadde, a consacrare in modo definitivo la figura di Kennedy che abbiamo conosciuto. In quel 22 ottobre 1963, i fotogrammi del cranio fracassato dalle fucilate di Lee Oswald, mentre la gente applaudiva ancora inconsapevole e Jackie Kennedy, inginocchiata all'indietro, era già nel dramma, Kennedy varcava la soglia della storia per entrare nell'anticamera del mito. Un'icona che si sarebbe via via ingigantita, alimentata dalle ricostruzioni più o meno fantasiose, dagli scandali della sua vita privata, dalla maledizione che sembrò, da allora, spazzare via ogni membro della sua famiglia. 
Ma già nei tre anni della sua presidenza, anzi fin dalla campagna elettorale, Kennedy era apparso come il Nuovo, ciò che la parte dinamica dell'America voleva, la grande opportunità che gli anni 60 si apprestavano ad offrire al mondo intero.
È da tempo che gli storici sono al lavoro. Oggi però, a differenza del passato, il presidente Kennedy non è più l'"uomo buono" del mito di Camelot, l'artefice di una "Nuova Frontiera" americana, ma solo un uomo di cui restano le buone scelte, gli errori, le debolezze, le decisioni politiche. In occasione dei 50 anni della morte, Sergio Romano ha scritto sul Corriere della Sera un ritratto di Kennedy al termine del quale non resta quasi nulla. "Uomo d'azione. Ma non un grande presidente". È più moderato il giudizio di Massimo Teodori, storico, uno dei massimi esperti in Italia del mondo americano. 

Negli Stati Uniti c'è stato un mito di Kennedy come in Europa?
Direi che il mito di Kennedy è cresciuto soprattutto in Europa, in ogni caso più fuori che entro gli Stati Uniti. Certo anche in America un presidente giovane, il più giovane della storia statunitense, con vizi, virtù, bellezza, e con una forte storia familiare, ha contribuito in maniera essenziale al mito, il mito di Kennedy-Artù e di Camelot che è stato costruito da Jacqueline subito dopo la morte. Ma è stato lo "stile" della presidenza, assai più che la sostanza, a delineare quell'immagine che è giunta fino a noi. Ciò ha fatto sì che quello stile - appunto - risultasse determinante più in Europa che in America dove pure ha avuto ampio corso. 

Stile imitabile o inimitabile?
Difficile dire. Certo lo stile di Kennedy si è distinto da quello dei presidenti precedenti, in particolare da quello di Eisenhower che lo ha preceduto, ed anche da Truman che ha guidato la nazione dopo la guerra. Vorrei citare però un elemento importante nella costruzione del mito che spesso si dimentica: la televisione.

In che misura, secondo lei?



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