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CÉZANNE/ La ricerca dell'eterno e le mele di Woody Allen

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Paul Cézanne, I Giocatori di Carte (1890), particolare (Immagine d'archivio)  Paul Cézanne, I Giocatori di Carte (1890), particolare (Immagine d'archivio)

Cézanne, allora, come hanno affermato molti storici, è il padre dell'arte moderna? Nel 1898, quando aveva quasi sessant'anni (e solo da poco aveva tenuto la prima personale, conclusa comunque con un totale insuccesso), l'artista scriveva a due giovani amici: "Forse sono arrivato troppo presto. Non sono un pittore della mia generazione, ma della vostra". Esprimeva così, con quella modestia piena di dubbi che l'aveva sempre accompagnato, la consapevolezza di essere un anticipatore. 

Nell'arte come nella vita, si sa, la paternità è sempre incerta. Quanto all'arte moderna c'è chi la fa nascere dopo, col cubismo, e chi prima, con l'impressionismo. In entrambi i casi, comunque, Cézanne è una figura cruciale. È stato lui, in particolare, a minare le fondamenta dello spazio rinascimentale, a mettere in discussione la prospettiva albertiana che da quasi cinque secoli dominava la pittura occidentale. Lo si vede nelle sue opere degli ultimi anni dell'Ottocento. Cézanne dipinge in quel periodo una serie di nature morte in cui cambia continuamente il punto di vista: mette sullo stesso tavolino un vaso che vede dall' alto, un frutto che vede dal basso, un cesto che vede da un' altra posizione ancora. E, come se non bastasse, disegna degli orizzonti che non sono più orizzontali, mentre i pavimenti delle sue stanze cominciano a inerpicarsi verso l'alto. 

In questo senso le sue composizioni (quelle "incredibili mele e pere" che Woody Allen, in un suo film, elencava addirittura tra le cose per cui vale la pena di vivere) dimostrano che la pittura non è l'imitazione dello spazio naturale, ma l'invenzione di uno spazio mentale. E proprio questa libertà sarà il punto di partenza del cubismo e di tutta l'arte moderna. 

Inizia con Cézanne, insomma (o, per meglio dire, si esaspera con lui), la consapevolezza che non esiste un unico punto di vista. Le cose si possono osservare da tante angolature e sono insieme una, nessuna, centomila. 

Eppure la relatività delle sue opere è il contrario del relativismo. Cézanne pensa che la verità sia difficile da raggiungere, non che non esista. Anzi, a suo modo, anticipa una famosa massima di Gandhi: cioè che l'amore alla verità presuppone la volontà di capire, sempre, il punto di vista opposto al nostro.



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