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PASOLINI/ I teddy boys de "La nebbiosa" e quel Nulla che si avvera

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Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (Infophoto)  Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (Infophoto)

Nel '56, durante la proiezione del film Blackboard Jungle e al suono di Rock around the Clock, i teds ivi convenuti si misero improvvisamente a ballare con le loro ragazze per i corridoi della sala cinematografica e, quando si tentò di fermarli, partì una vera sommossa con tanto di sedili fatti in mille pezzi, grazie agli immancabili coltelli al seguito.

Questo particolare atteggiamento, violento e devastatorio, nonché di bullismo sessuale e di gruppo, è ciò che La nebbiosa vuole descrivere attraverso un continuo vai e vieni per gli scenari urbani milanesi, in auto o in moto, dei teds nostrani con partenza da Metanopoli e − dopo un girovagare infinito lungo l'arco della notte di Capodanno − con conclusione a san Siro, dopo uno sparo e la morte di uno di loro.

Nella sceneggiatura pasoliniana, in evidente comunanza con quanto descriveva della Metropoli in quegli anni il ciclo testoriano dei Segreti di Milano, emerge il vissuto personale dell'autore incapace di accettare questa "modernità" di cui la città con le sue periferie e i suoi casermoni, ma anche coi suoi quartieri semiresidenziali ma stranianti eppure in pimpante costruzione, come la Metanopoli voluta da Mattei per i suoi dipendenti e dirigenti, vuole essere allucinata espressione. La prima cosa che colpisce e che fa dell'autore un vero profeta del disagio giovanile come poi si manifesterà macroscopicamente è l'incipit della vicenda narrata, in cui il fratello maggiore sadicamente gioca a terrorizzare il fratello minore, legandolo al letto e lanciandogli freccette ai lati perché – vien fatto notare − i genitori sono assenti. Anche se è la notte di Capodanno.

Assenza a fin di bene: la madre a compiere un'opera cristianamente ispirata, e il padre con lei. Irridendo ad un cristianesimo formale e pietistico in realtà si narra di una famiglia che non esiste, di figure genitoriali incapaci di stare al loro posto. Eppure è una così detta famiglia-bene: si vedrà poi da alcuni particolari che lo status del figlio sadico e violento, capo della gang di teds, è discretamente alto. Uno status che, sulla linea della noia e del bisogno di "fare" qualcosa tanto per farla e non perdersi nel vuoto che la casa ormai esprime, si incontra perfettamente con lo status decisamente inferiore di amici e compagni. Espressivo del senso di rimpianto per la normalità proprio dell'autore c'è la costante del fratellino piccolo che − per paura di restare solo a casa − si accompagna alla banda ed assiste a quasi tutte le azioni spericolate e violente.



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